.

Home Chi siamo Lettera ai soci Consigli utili come aiutarci Canili locali La legge Il medico Malattie Notizie varie Nuova pagina 1 Offro cerco ospitalità Trovati e Persi Spot e locandine La tua voce Link utili

 

 

 

 
 

IL CANE IN SALUTE

COSA OSSERVARE

COME DEVE ESSERE

Comportamento

attento, vivace, equilibrato

Appetito

presente e adeguato, vigoroso

 

 

 
 

Le Cure del Cane

Il ciclo vaccinale nel cucciolo del cane ha inizio a 6 - 8 settimane circa di età. A cosa serve la vaccinazione? Il vaccino stimola il sistema immunitario di un animale, così che il cane alla fine delle vaccinazioni è protetto con anticorpi nei confronti delle principali malattie. Senza una corretta vaccinazione, il sistema immunitario di un cane non potrà respingere adeguatamente il virus o batterio e potrà contrarre la malattia in forma più o meno sintomatica.
Ancor prima di cominciare con gli interventi vaccinali è raccomandato l’esame delle feci che deve essere eseguito necessariamente da un veterinario. 
L’esame delle feci si effettua in questo modo: il campione fecale viene mescolato con una soluzione salina che favorisce il galleggiamento delle uova dei
parassiti intestinali; lo strato più superficiale della soluzione, quello contenente le uova, si fissa al vetrino copri oggetti che viene così esaminato al microscopio. In questo modo si possono identificare le uova dei vermi intestinali (cestodi, nematodi ecc.) così come altri parassiti microscopici come Coccidi o Giardia.
Esistono numerosissimi schemi vaccinali che possono dipendere in parte anche dalla situazione epidemiologica in cui vive il cucciolo e dall’ entità della popolazione canina presente sul territorio. Alcune razze canine, come per esempio il Rottweiler, avrà bisogno di vaccini più distanziati a causa della suscettibilità elevata al Parvovirus. Inoltre esistono in commercio tantissime specialità vaccinali (monovalenti, bi-tri-tetra-esa-epta valenti). In pratica ogni veterinario ha un suo schema vaccinale.
Nella nostra struttura vengono eseguiti tre interventi vaccinali a distanza di 21 giorni.Si utilizza un vaccino monovalente nei confronti del parvovirus all’età di 40 – 50 giorni. A distanza di 3 settimane si effettuano due interventi vaccinali con vaccino eptavalente.
In alcuni casi alla fine dei tre interventi si può effettuare la vaccinazione nei confronti della
Rabbia.

Il vaccino eptavalente previene le seguenti malattie:
Cimurro (Malattia di Carrè) - una malattia virale molto diffusa, mortale che si manifesta con sintomi respiratori, febbre, diarrea, sintomi nervosi;
Leptospirosi (Leptospira canicola – Leptospira icterohaemorrhagiae) questa malattia batterica danneggia i reni e fegato, e molto diffusa tra i roditori e può essere contagiata all’uomo attraverso le urine;
Parvovirosi - questa malattia virale si manifesta con vomito e grave diarrea sanguinolenta. Molti cuccioli muoiono per disidratazione e astenia, ma la morte può avvenire in qualsiasi momento della malattia poiché il virus è pantropo e può causare danni in tutto l’organismo;
ParainfluenzaAdenovirus Canino sono due virus responsabili di gravi forme respiratorie.
Bordetella Bronchiseptica  (Tosse dei canili) – batterio responsabile di malattie respiratorie estremamente contagiose, la conseguente tracheobronchite può persistere da settimane a mesi.
Rabbia  - questa malattia virale è diffusa tra animali selvatici, volpi e pipistrelli. La malattia è letale: non esiste ancora alcun tipo di cura per questa malattia sia nell’uomo sia per glia animali. L’uomo può contrarre la Rabbia attraverso la saliva o la morsicatura di un animale infetto. Cani e gatti e soprattutto volpi e pipistrelli possono diffondere il virus per settimane prima che sia evidente la sintomatologia nervosa e la conseguente morte. In Toscana la malattia non viene diagnosticata da molti anni e molto spesso la vaccinazione viene eseguita solamente nei soggetti che debbono varcare la frontiera o recarsi in Sicilia e Sardegna (zone indenni).
indice

La sterilizzazione delle cagne

Noi raccomandiamo l’asportazione delle ovaie dai 6 mesi di età in poi. Può essere importante effettuare l’intervento prima della comparsa del primo calore (che può avvenire in alcuni casi a 6 mesi di età) poiché da alcuni studi è emerso che in questo modo decresce la possibilità di incorrere nel tumore mammario (malattia ad alta incidenza nelle cagne) e si prevengono possibili infezioni o tumori all’utero. Naturalmente lo scopo principale della sterilizzazione è quello di evitare gravidanze indesiderate e di conseguenza assume anche un grande valore nella prevenzione del grave fenomeno del randagismo. L'unico effetto collaterale dell'intervento consiste nel fatto che il cane in qualche caso ha una certa tendenza ad ingrassare, ma con una attenta alimentazione da parte del proprietario e un po' di movimento il cane manterrà il suo peso originale. Da parte dei cacciatori esiste poi il pregiudizio che gli animali operati perdano le loro capacità venatorie ma questo è stato contestato da molti autorevoli studi. Non solo infatti la cagna diviene, in genere, più docile e mansueta ma conserva in pieno le proprie facoltà olfattive e venatorie; per molti addetti ai lavori la cagna castrata rappresenta addirittura il cane da caccia ideale. Non diversamente pensava già Senofonte(430-354 a.C.) che, occupandosi pure di caccia affermò:"se i cani sono castrati cessano di abbandonare il padrone, né diventano peggiori per la caccia e la guardia". L'intervento chirurgico non è di particolare difficoltà: richiede circa un paio di ore, tra tutto, e il cane recupera rapidamente lo stress dell'intervento.  indice

 

Le cure del Gatto

Le Vaccinazioni

Il ciclo vaccinale nei gatti ha inizio a circa 8 settimane di età. Prima di iniziare con le vaccinazioni è importante che sia effettuato l’esame delle feci del gattino. In molti casi i gattini nascono già con vermi presenti nel tratto gastro-enterico. Dopo l’esame delle feci (che va eseguito al microscopio da un veterinario) sarà possibile identificare le uova dei vermi eventualmente presenti ed effettuare il trattamento più efficace per eliminarli. Solo in seguito è possibile cominciare con il ciclo vaccinale.

Le vaccinazioni sono necessarie per proteggere il gattino contro alcune malattie che sarebbero pericolose o mortali:

Calicivirus

Rinotracheite Infettiva

Panleucopenia Virale

Clamidiosi

Leucemia Felina

Nella Nostra Struttura si effettua il primo intervento a 8 settimane con un vaccino tetravalente (Calicivirus, Panleucopenia, Rinotracheite e Clamidiosi) che viene richiamato dopo 20 giorni.

Insieme al secondo richiamo si effettua il Test per ricercare gli anticorpi nei confronti del Virus della Leucemia; in caso di esito negativo si effettua la vaccinazione nei confronti della Leucemia Felina con un richiamo da effettuare dopo 20 giorni.

La vaccinazioni vanno effettuate necessariamente tutti gli anni, poiché la copertura vaccinale non è superiore ai 12 mesi: ogni anno bisogna effettuare, in un unico intervento o a distanza di 20 giorni, sia la vaccinazione nei confronti della Leucemia che quella tetravalente.

Alimentazione

I gattini dovrebbero ricevere 3-4 pasti quotidiani e l’acqua dovrebbe essere sempre disponibile. Si può utilizzare del latte, ma non in quantità eccessive perché potrebbe facilitare episodi di diarrea. Esistono degli alimenti pre-confezionati secchi (croccantini) o umidi che possono essere utilizzati come mangime completo e non necessitano di alcuna integrazione.

Importanza della castrazione nel gatto maschio e della sterilizzazione nella gatta.

L’asportazione delle ovaie (ovarioisterectomia) e l’asportazione dei testicoli (orchiectomia) rappresentano l’unico realistico metodo di controllo della popolazione degli animali domestici evitando così la barbara abitudine di sopprimere gli animali indesiderati. A parte il problema di sovrappopolazione di animali domestici, sterilizzare un animale maschio e asportare le ovaie a una femmina previene ed elimina molti problemi medici.

E’ molto difficile riuscire a dare vitto e alloggio ai gatti maschi a meno che non siano castrati. Quando arrivano a maturità sessuale (circa 7-9 mesi di età) le loro abitudini di vita cambiano radicalmente. Un gatto maschio adulto non- castrato diviene estremamente territoriale. Il suo principale scopo di vita consiste nel pattugliare e difendere il suo territorio che può essere più o meno esteso: anche il giardino di un vostro vicino può essere ritenuto dal vostro gatto come "suo" territorio che difenderà dalla intrusione di altri animali, gatti in particolar modo. Non c’è nulla di più feroce di una lotta tra due gatti maschi non castrati; anche dal punto di vista strettamente economico un gatto intero durante la sua vita dovrà ricorrere molte volte alle cure veterinarie per ferite da morso, ascessi, rogna, micosi; c’è da considerare anche il rischio di finire sotto un’automobile con conseguenze anche mortali per il gatto e soprattutto la possibilità di infettarsi, durante le lotte con altri gatti, con la FIV e FeLV, le due temutissime malattie feline, peraltro estremamente diffuse nella zona della Garfagnana.

I Gatti maschi interi hanno spesso l’abitudine di marcare il territorio (anche domestico!!) cioè spruzzano urina sugli angoli della casa, sui divani etc. Questo comportamento istintivo, che può rendere impossibile la convivenza del gatto in casa, può essere validamente inibito con la castrazione. L’intervento chirurgico che consiste nell’asportazione dei testicoli, viene eseguito in anestesia totale e sarebbe bene effettuarlo intorno ai 5 – 6 mesi di età poiché non sortisce alcun effetto sulla crescita del gatto.

La gatta adulta intera è un vera e propria macchina sforna-cuccioli. Infatti è feconda già al primo calore (intorno ai 6 –8 mesi), dopo 60 giorni di gravidanza sforna dai 3 ai 7 gattini; e dopo 20 – 40 giorni è già pronta per una nuova cucciolata. Addirittura se la gatta rimane senza gattini subito dopo il parto, per motivi naturali o per soppressione della cucciolata (evento purtroppo molto frequente in Garfagnana), può andare in calore anche dopo soli 6 – 7 giorni!!

Quando la vostra gattina andrà in calore non sarà difficile rendersene conto: diverrà estremamente affettuosa, vuole essere accarezzata, si rotola sul pavimento, miagola incessantemente ed effettua vocalizzi diurni e notturni. Anche i vicini di casa faranno commenti sulla serenata musicale e notturna compiuta dalla grande varietà di gatti maschi che pattuglieranno la casa. L’intervento chirurgico che consiste nell’asportazione delle ovaie, viene eseguito in anestesia generale e si può effettuare a partire dai 6 - 8 mesi di età; in realtà numerosi studi hanno dimostrato che la castrazione delle gatte prima del primo calore (cioè prima dei 6 mesi d’età) riduce significativamente l’incidenza dell’adeno-carcinoma mammario negli anni successivi. Altri metodi come iniezioni, gocce e compresse per sopprimere i calori possono rivelarsi altamente nocivi per la salute della gatta.  indice

 

La Filariosi cardio-polmonare

L’agente eziologico della filariosi cardio-polmonare del cane e' un parassita (Dirofilaria immitis). La malattia è presente ormai da diversi anni sul territorio nazionale e ha la particolarità di essere trasmessa, da un cane malato ad uno sano, semplicemente mediante la puntura di una zanzara. Il parassita da adulto vive all'interno del cuore, mentre nella sua forma giovanile (microfilaria) è presente in tutto il torrente circolatorio.

 

Il contagio avviene così: una zanzara punge un cane che ospita filarie, le larve vengono aspirate tramite l'apparato buccale e si sviluppano all'interno delle sue ghiandole salivari acquistando la capacità di infestare un altro cane nel momento in cui la zanzara andrà a pungerlo. Quindi le larve entrano in un altro cane e qui ricominciano a migrare andando prima nel tessuto sottocutaneo (dove matureranno in forme giovanili) e poi verso il cuore dove si stabiliranno permanentemente e dove, una volta adulte, si riprodurranno producendo nuove larve ricominciando cosi un nuovo ciclo. La filariosi cardio-polmonare è una malattia subdola ed inizialmente senza sintomi, poiché i danni che il cuore subisce a causa della presenza dei vermi al suo interno sono graduali e progressivi nel tempo, infatti in molti casi non vengono notati se non quando la malattia è già in stadio avanzato. I segni più comuni di questa malattia sono debolezza, difficoltà respiratoria, affaticabilità, tosse, perdita di peso e di appetito; il proprietario dell'animale si accorgerà più facilmente del comportamento anormale del soggetto se si tratta di un cane da caccia o comunque sportivo, proprio perché noterà un facile affaticamento e una tendenza a tossire sotto sforzo. Nei cani da compagnia o in quelli che comunque fanno poco movimento i sintomi possono non essere notati anche per 2 o 3 anni e in questo periodo i soggetti colpiti funzionano come dei serbatoi di infestazione per gli altri; stesso discorso vale naturalmente per i cani selvatici che saranno dei serbatoi a vita. La filariosi cardio-polmonare non è una malattia inguaribile, dal momento che esiste una cura per eliminare i parassiti adulti, ma, se le filarie sono rimaste nel cuore per tempi molto lunghi, il cane resterà cardiopatico per sempre, poiché i danni procurati alle valvole e alle pareti del cuore stesso sono irreversibili. La diagnosi scaturisce innanzitutto dalla sintomatologia, dalla zona di provenienza del cane e soprattutto dal test su sangue o siero che evidenzi la presenza di anticorpi nei confronti della Filaria.
La malattia è stata pressoché assente in Garfagnana (dove peraltro storicamente le zanzare sono erano una rarità) fino a pochi anni fa; ma negli ultimi tempi, in seguito ai cambiamenti climatici sopravvenuti, e soprattutto all'insediamento delle zanzare sul territorio  per diversi mesi all'anno, la malattia si è affacciata anche da noi. Da qualche anno a questa parte è possibile prevenire questa malattia anche nel nostro ambulatorio, effettuando annualmente un trattamento iniettabile, si tratta di un principio attivo in grado di inattivare le larve iniettate dalle zanzare infette prima che inizino la loro migrazione verso il cuore per diventare adulte. E' possibile utilizzare prodotti specifici anche per via orale o trans-cutanea, tali prodotti devono essere somministrati una volta al mese nel periodo da maggio ad ottobre compreso, ovvero nel periodo in cui sono presenti le zanzare. Prima di somministrare tali medicinali è sempre indispensabile fare un prelievo di sangue per accertare che il cane non abbia già contratto la malattia, nel qual caso è necessario prima eliminare gli adulti dal cuore e solo dopo iniziare la prevenzione mensile. Poiché l'effetto di questi prodotti è retroattivo (ovvero ogni somministrazione serve ad inattivare le larve inoculate dalla zanzara nei 30 giorni precedenti), nel caso che il mese di ottobre si presentasse con una temperatura ancora mite e si notassero zanzare nonostante la stagione avanzata, è opportuno somministrare ancora una dose di prodotto a novembre. Recenti studi hanno accertato che anche i gatti possono essere infestati dalle filarie, per cui sono stati posti in vendita anche per loro prodotti specifici per effettuare un'efficace prevenzione mensile, in maniera del tutto analoga al cane. 
indice

La Filariosi nell'uomo

La Filariosi sta assumendo una certa importanza negli ultimi anni poiché si è scoperto che è una zoonosi;  è stato accertato che nelle zone endemiche la malattia può colpire anche l'uomo benché con quadri clinici sensibilmente diversi da quelli osservabili nel cane e nel gatto.

Nell'uomo infatti la malattia ha generalmente un andamento subclinico e nella stragrande maggioranza dei pazienti è addirittura asintomatica.  Le lesioni nodulari che si riscontrano sono causate dalle forme immature di filaria che non riescono a raggiungere la maturità per cui non sono presenti gli adulti nel cuore  né è presente microfilariemia come per gli animali. Esistono due forme cliniche:

toracica, malessere, febbre e tosse. A livello radiografico saranno presenti dei noduli (che possono far pensare a ben altro...) a volte con presenza di granulomi calcificati. La malattia ha un decorso benigno.

ad aumentare di volume fino a raggiungere i 2 - 3 centimetri di diametro.

Va sottolineato che in entrambi i casi le lesioni presenti fanno ragionevolmente sospettare un problema tumorale per cui se ne consiglia l'immediata escissione per eseguire in un secondo momento l'esame istologico. Il medico dovrebbe sempre tener presente l'eventualità della filariosi prima di intraprendere l'intervento chirurgico poiché nel caso di asportazione chirurgica di un nodulo polmonare trattasi di un intervento fortemente invasivo indice

 

La Leishmaniosi

In questi ultimi anni si è registrato in Italia un preoccupante aumento della popolazione canina infestata da un temibile parassita endocellulare: la Leishmania. Questa parassitosi è veicolata quasi esclusivamente dal morso di un insetto ematofago, appartenete al genere Phlebotomus, comunemente denominato Pappataceo, di aspetto simile ad una zanzara molto piccola di 2-3 mm.

La malattia era confinata fino a pochi anni fa al Sud-Italia e alle isole, ma negli ultimi anni si è estesa in pratica a tutto il centro Italia (Toscana compresa) e si sta affacciando alle regioni del Nord.

La situazione è abbastanza preoccupante poiché la Leishmaniosi è una zoonosi cioè una malattia trasmissibile anche all’uomo nel quale può provocare una grave patologia viscerale e forme muco-cutanee più o meno rilevanti. La Garfagnana, anche nei confronti di questa malattia, può considerarsi un’isola felice, in quanto la malattia è praticamente assente nei cani autoctoni, ed è stata diagnosticata in qualche raro caso in cani provenienti da zone dove la malattia è endemica.

Il parassita presente nella saliva dell’insetto ematofago in forma larvale (promastigote), penetra nel sangue dell’ospite vertebrato attraverso la puntura dell’insetto; raggiunto il circolo sanguigno viene inglobato dai macrofagi (cellule presenti nel torrente sanguigno deputate ad eliminare agenti estranei) dove riesce a replicarsi, a indurre la lisi del macrofago e la successiva liberazione di altre forme larvali nel sangue (amastigoti); questi amastigoti liberi nel torrente sanguigno sono pronti, attraverso il successivo pasto di sangue di un altro flebotomo, per cominciare un altro ciclo in un altro cane.
 

Il periodo d’incubazione può variare da 1 mese sino a 3 anni e oltre. L’età dei soggetti colpiti varia da uno a undici anni, con una percentuale maggiore dei cani di età compresa tra i 4 e i 6 anni. La sintomatologia è molto varia e il decorso è normalmente subacuto-cronico. E’ stata rilevata anche una rara forma acuta della Leishmaniosi che colpisce i cani giovani ed è accompagnata da febbre alta, tremori diffusi, con esito fatale dopo pochi giorni. I primi sintomi classici dell’infezione sono dati da una perdita di vivacità del cane, dimagrimento, facile affaticamento, aspetto emaciato, atrofia delle masse muscolari con maggiore evidenza dei rilievi ossei, soprattutto a livello di bacino, articolazioni e testa. Inoltre possono essere presenti, ma meno frequentemente: una modesta febbre remittente, vomito, diarrea, zoppia (dovuta ad artriti prevalentemente articolari), sete intensa e poliuria ( in caso di danno renale), epistassi, fotofobia e cecità. A livello della pelle si può avere una alopecia diffusa con cute ispessita e paracheratosica. A volte si ha solo una forte desquamazione furfuracea, di aspetto amiantaceo refrattaria ad ogni trattamento. Nel 30 % dei soggetti colpiti sono presenti delle ulcere cutanee, soprattutto a livello delle zampe, del muso e delle orecchie. In queste piaghe di aspetto crateriforme è possibile isolare la Leishmania.Un segno molto probante di malattia, quando è presente, è l’onicogrifosi (allungamento delle unghie), dovuto allo stato di flogosi della matrice ungueale.


Quando sussistono più sintomi tipici della malattia, la diagnosi di Leishmaniosi risulta abbastanza agevole al clinico, senza dover utilizzare il laboratorio. Ma frequentemente, la parassitosi decorre in forma subdola con uno o lievissimi sintomi che possono soltanto far nascere il sospetto della patologia. In questi casi la conferma definitiva della diagnosi ci verrà data dagli esami di laboratorio.

Un aiuto alla diagnosi clinica, senza dover ricorrere ad esami specifici, può esserci dato da un profilo generale ematologico. La diminuzione degli eritrociti e nel 50% dei casi delle piastrine, l’aumento della VES, e l’aumento delle proteine totali con aumento delle gammaglobuline e diminuzione delle albumine( valutazione del tracciato elettroforetico), sono dati costanti in corso di Leishmaniosi. Nelle urine si rileverà la presenza di proteinuria più o meno marcata. In caso di elevato danno renale si noterà un aumento della creatininemia e della azotemia sierica.

Ma per una diagnosi definitiva, occorre senza dubbio avvalersi degli esami che mirano alla ricerca diretta della Leishmania o dei suoi antigeni (puntato linfonodale).

La Leishmaniosi canina è una patologia di difficile soluzione. Mentre in campo umano, per fortuna, la terapia porta ad una percentuale di guarigione completa di circa il 96 % dei casi, nei nostri amici animali purtroppo tale percentuale scende drasticamente. Spesso si confonde una guarigione clinica (regressione di tutti i sintomi, in cui il parassita rimane latente nell’organismo) con la guarigione completa (negativizzazione dei test sierologici ) e costanti sono le ricadute della malattia in forme sempre più gravi e refrattarie ai trattamenti. Se la malattia viene diagnosticata all’inizio, quando non sussiste una sintomatologia conclamata e il soggetto ha un'età inferiore ai due anni, con un’opportuna cura, la percentuale di guarigione può anche essere intorno al 40%. Con l’avanzare dell’età, ma soprattutto con la Leishmaniosi in stato avanzato (manifestazione della sintomatologia tipica) questa percentuale scende variabilmente a secondo dei soggetti dal 5 al 15% . Alcuni ricercatori addirittura, sostengono che la guarigione completa costituisce un evento rarissimo.
Il problema più serio di questa malattia è che non esiste ancora in commercio un prodotto che risulti veramente valido per prevenire l’infezione, così come si è riusciti con altre malattie come la
filariosi. Ultimamente è reperibile un collare che, secondo la ditta distributrice, riesce a prevenire la puntura da parte dei flebotomi. In realtà le esperienze condotte da alcuni colleghi che si imbattono quotidianamente con questa malattia indicano una efficacia relativa di questo prodotto. 
indice

 

La Malattia di Lyme

 La Malattia di Lyme è una grave malattia in grado di indurre seri problemi al cane. E’ una malattia la cui frequenza è in aumento anche nell’uomo: di anno in anno i casi di questa malattia si moltiplicano specialmente negli USA (16.461 casi nell’uomo nel 1996). Quello che preoccupa è che l'Incidenza nei cani può essere da 6 a 10 volte più alta che nell’uomo. La malattia è diffusa anche in Europa; in Italia sono migliaia i casi diagnosticati nell’uomo.

Risposte ad alcune Domande Critiche sulla Malattia di Lyme ed i rischi per il Suo Cane

Cosa è malattia di Lyme?

La malattia di Lyme, o Borreliosi, è una malattia batterica trasmessa dalle zecche che riguarda sia l’uomo sia il cane. Il primo caso riconosciuto nell’uomo risale al 1975 mentre la prima diagnosi nel cane risale al 1984 (in entrambi i casi in USA). La malattia si è largamente diffusa in seguito negli Stati Uniti ed in molti casi è stata letale per l'uomo. L'agente eziologico è la Borrelia Burgdorferi, un batterio Gram- della famiglia delle Spirocheta..

Come viene trasmessa la malattia di Lyme?

Il vettore della malattia in Italia è la zecca del genere Ixodes Ricinus. Le zecche si alimentano con il pasto di sangue effettuato su vari ospiti. Quando una zecca infetta da Borrelia effettua un pasto di sangue su un individuo sano, il batterio viene trasferito al sangue dell'ospite.

Perchè la malattia di Lyme sta diffondendo così rapidamente?

Recenti studi hanno dimostrato il ruolo degli uccelli migratori nel facilitare la diffusione delle zecche infette. Cani e altri animali selvatici che frequentano zone agricole infette fungono in pratica da serbatoi della malattia e possono far approdare la malattia nelle zone urbane. I Cani che viaggiano col loro proprietario possono diffondere le zecche in luoghi molto più distanti. Le aree boschive isolate dove spesso si effettuano picnic sono gli ambienti naturali per le zecche ed i batteri responsabili della malattia di Lyme.

Quali sono i sintomi della malattia di Lyme nel cane?

Alla visita clinica si possono riscontrare: artrite, improvviso dolore sulla zona della puntura, zoppia, febbre, letargia, perdita di appetito, depressione.

Come si diagnostica la malattia di Lyme?

Di fronte ad una cane con zoppia, febbre, astenia e anoressia, con una lesione da puntura da zecca bisogna ipotizzare che si tratta di malattia di Lyme ed in quel caso si possono effettuare dei prelievi di sangue che ricercheranno gli anticorpi nei confronti della Borrelia.

Quale tipo di cura si effettua nei confronti della malattia di Lyme nel cane?

Si possono usare degli antibiotici ad ampio spettro, antidolorifici ed antipiretici, ma deve essere il veterinario a decidere il tipo di terapia in base alla sintomatologia.

Che pericolo corre il mio cane in Garfagnana?

La malattia in Garfagnana ed in generale in provincia di Lucca non risulta ancora diagnosticata, per cui la probabilità che un cane residente in zona possa incorrere in questa malattia è minima per adesso. Il discorso cambia per cani che si muovono fuori provincia o che vanno a caccia all’estero. Prima o poi saranno loro stessi a favorire la diffusione di questa malattia il provincia.

Cosa posso fare per proteggere il mio animale domestico dalla malattia di Lyme?

- Chieda al Suo veterinario se è il caso di effettuare la vaccinazione del suo cane nei confronti della malattia di Lyme.

- Tratti il Suo recinto con un prodotto contro le zecche consigliato dal suo veterinario.

- Spazzoli il Suo cane dopo ogni passeggiata all’aperto e nei campi.

- Effettui regolarmente dei trattamenti preventivi contro le zecche (solamente quelli consigliati dal suo veterinario)   indice

 

La FIV

Le Domande più frequenti dei clienti sul Virus della Immunodeficienza Felina (FIV)

Che cosa è la FIV?

Il Virus dell’ Immunodeficienza felina (FIV) è un Virus felino equivalente al Virus dell’Immunodeficienza umano (HIV). Così come avviene nell’uomo infettato da HIV, i gatti infettati con FIV avranno una ridotta capacità di opporsi alle infezioni a causa di un danno al sistema immunitario, e svilupperanno facilmente una serie di malattie che potrebbero portare il gatto alla morte.

Posso infettarmi dalla FIV del mio gatto?

Il virus della FIV non può infettare l’uomo.

Come può il mio gatto contrarre l’infezione FIV?

I gatti si infettano più comunemente attraverso le ferite da morso in quanto il virus è presente nella saliva di un gatto infetto. Il virus della FIV di solito non viene trasmesso dalla madre ai gattini durante la gravidanza o il parto, né può avvenire il contagio attraverso il rapporto sessuale sebbene durante il rapporto tra due gatti è possibile che ci possano essere delle ferite.

Quali sono i gatti a rischio?

Le probabilità di contrarre la FIV aumentano con l’età. I gatti maschi adulti, liberi di muoversi, e i gatti non domestici sono i gruppi a rischio più alto di infezione FIV perché si crea una territorialità con conseguenti lotte con altri gatti e possibilità di contrarre l’infezione.

Quanto è diffusa la FIV?

La  situazione  Italiana  è in   evoluzione  poiché  la malattia  si   sta diffondendo. Attualmente non vi sono studi e statistiche aggiornate sulla situazione nazionale. Certo è che vi sono delle zone in cui la malattia è fortemente presente sul territorio e zone in cui la malattia non è stata ancora segnalata. Nella provincia di Lucca e soprattutto in Garfagnana la malattia è molto diffusa tra i gatti maschi non castrati domestici e non.

Può il gatto guarire dalla FIV?

Sfortunatamente, il gatto contrae l’infezione e rimane sieropositivo per tutto il resto della vita, in seguito manifesta la sintomatologia, ma la malattia è incurabile. Come per l’AIDS dell’uomo, la prevenzione è l'unico   modo  per  evitare   il  contagio, e  allo  stesso  modo  nessun vaccino è attualmente disponibile.

Posso proteggere il mio gatto dalla FIV?

Sì. Il modo più sicuro per proteggere il suo gatto è tenerlo in casa per evitare un potenziale contatto con altro gatti infetti. Inoltre i gatti maschi possono essere castrati. L’intervento di orchiectomia riduce il loro istinto di territorialità e di conseguenza le lotte.

Quali sono i sintomi dell’infezione da FIV?

I gatti possono rimanere ragionevolmente sani dopo l’infezione per diverso tempo. Lei al momento non potrà solo sospettare che il suo gatto sia stato infettato. I gatti infetti con FIV mostreranno comunque prima o poi una serie di sintomi:

· Letargia

· Diminuzione dell’appetito e perdita del peso

· Gengivite e stomatite

· Risentimento linfonodale

· Diarrea persistente

· Infezioni respiratorie,  urinarie e  della  pelle  spesso refrattarie a trattamenti antibiotici.

Come posso sapere se il mio gatto ha la FIV?

Il  vostro    veterinario dopo aver  esaminato  la   storia del gatto e dopo una approfondita visita clinica farà un prelievo di sangue per effettuare un Test anticorpale che risulterà positivo o negativo. Per esempio, un gatto maschio adulto frequentemente ammalato dovrebbe essere sottoposto ad un prelievo di sangue avendo una probabilità alta di essere infetto dalla   FIV.  L'unico  modo   per diagnosticare  definitivamente  la  FIV è eseguire il test che ricerca gli anticorpi nei confronti del virus. indice

 

L’Infezione da Virus della Leucemia Felina (FeLV)

Il Virus della Leucemia Felina (FeLV) può causare una serie di malattie e alla lunga portare alla morte il gatto. Il contagio tra un gatto infetto ed un gatto sano avviene primariamente attraverso il contatto naso - naso o attraverso la saliva infetta. Questa è un’evenienza molto probabile durante le lotte che avvengono tra gatti selvatici e non o durante l’accoppiamento; urina contaminata, sangue, e feci sono ulteriori fonti di infezione. Il virus può attraversare la placenta ed infettare i gattini mentre sono ancora nell'utero della madre o in seguito durante l’allattamento.
Le conseguenze dell’infezione da FeLV varia da gatto a gatto. Non tutti i gatti esposti al Virus della Leucemia felina sono infettati.
In base a ciò si può suddividere la popolazione in tre raggruppamenti:
Il 1° raggruppamento comprende il 30% circa dei gatti: essi pur se esposti al virus non vengono infettati. Ciò può essere verosimilmente dovuto a una maggiore resistenza al virus magari ereditaria o perché l’esposizione al virus non è sufficiente.
Il 2° raggruppamento (comprendente anche in questo caso il 30% circa di gatti esposti) comprende i gatti che sono infettati dal virus. Questi gatti sviluppano una malattia FeLV-riferita e l’83% circa muore nel giro di 3 - 4 anni.
Il 3° raggruppamento (il rimanente 40% di gatti esposti) comprende animali che sviluppano un'infezione transitoria: in molti casi essi possono negativizzarsi entro un anno dall’infezione in altri casi rimangono portatori sani a vita con scarsa possibilità di sviluppare una malattia FeLV-riferita.
Il virus provoca gravi danni a carico del sistema immunitario del gatto per cui la sintomatologia di un gatto infetto è assolutamente aspecifica. Un gatto infetto è estremamente suscettibile a qualsiasi tipo di infezione: respiratoria, orale, della pelle oppure ci possono essere problemi all’apparato digerente , urinario ed anche forme tumorali o anemiche. Altre malattie FeLV-riferite sono la
FIP, l’Emobartonellosi, e la Toxoplasmosi.

L’Ambulatorio Veterinario GEA è attrezzato per effettuare la diagnosi della FeLV.
Si utilizza un test che, attraverso il siero o sangue del gatto, rivela la presenza di anticorpi nei confronti del Virus. Viene effettuato prima di cominciare il ciclo vaccinale nei confronti della FeLV o comunque tutte le volte che il veterinario sospetta dalla sintomatologia che il gatto possa essere FeLV positivo.
La vaccinazione è fortemente raccomandata viste le conseguenze devastatrici di questa malattia e la notevole diffusione che ha il Virus in Garfagnana . La prima vaccinazione si effettua ad 8 –12 settimane ed è seguita da un richiamo dopo 20 giorni circa. Poi ogni anno sarà sufficiente effettuare una sola inoculazione che potrà essere sfalsata o non rispetto al richiamo annuale nei confronti della altre malattie virali. La vaccinazione così effettuata dà però una protezione che è di poco inferiore al 95%, per cui devono essere prese altre misure preventive. La più importante di queste misure è tenere il gatto in casa o comunque nelle immediate vicinanze, lontano da colonie di gatti potenzialmente infetti e ciò è facilmente realizzabile castrando i gatti maschi (che percentualmente sono molto più colpiti delle femmine se non vengono castrati) e sterilizzando le femmine.
   indice

 

Fip Peritonite Infettiva Felina

La Peritonite Infettiva Felina è una malattia virale causata da un Coronavirus. Vengono colpiti soprattutto gatti relativamente giovani (al di sotto di 4 anni) e maggiormente colpite sono le colonie di gatti selvatici o allevamenti di gatti ove la malattia può assumere maggiore diffusione.
Il Virus può essere trasmesso per via orale e respiratoria venendo a contatto con feci, urine e materiale emesso dall'apparato respiratorio di un animale infetto.
Molti gatti manifestano la malattia senza che sia possibile accertare il contatto con un gatto   malato: la spiegazione di questo fatto sarebbe rappresentata dalla trasformazione in portatori - per mesi o anni - di quei soggetti che siano stati in grado di resistere all'attacco virale non sviluppando la malattia. Non è noto che cosa scateni una nuova eliminazione di virus, ma recentemente è stata accertata la trasmissione sia in gravidanza, sia nella vita postnatale dalle madri portatrici ai cuccioli - fatto precedentemente escluso - dei quali solo alcuni si ammaleranno.

La malattia è estremamente grave per i soggetti colpiti in quanto porta alla morte il gatto nella stragrande maggioranza dei casi. Il decorso è caratterizzato da progressiva debilitazione, anoressia, depressione, febbre a volte refrattaria agli antibiotici, perdita di peso, disidratazione ed anemia. Questi sintomi sono comuni alle due forme:
- essudativa con versamento addominale e/o toracico e
- secca, senza versamento; spesso però coesistono entrambe le forme nello stesso paziente.
Sono frequenti forme fulminanti con decesso nel giro di un mese, senza versamento; spesso però coesistono entrambe le forme nello stesso paziente. Sono frequenti forme fulminanti con decesso nel giro di un mese.
La diagnosi certa si ha solo con l'esame istologico (dei tessuti) degli organi coinvolti nell'infezione cioè a morte avvenuta. I test sierologici, fino ad oggi utilizzati, ricercano anticorpi nei confronti dei virus della famiglia Coronaviridae (sono molti ed alcuni di essi non causano malattie apparenti) e quindi non sono attendibili al 100%.Il veterinario quindi per emettere la diagnosi deve basarsi innanzitutto sull’anamnesi e sulla sintomatologia per poi avere la conferma dal test immuno-enzimatico.
Non esistono in commercio trattamenti immunizzanti nei confronti di questa malattia; sono in corso alcune sperimentazioni specialmente negli U.S.A., ma i risultati finora ottenuti non sono incoraggianti. Sarebbe utile uno screening periodico e sistematico degli allevamenti con conseguenze drastiche in caso di positività e come già ribadito per le altre due malattie da
FIV e FeLV evitare che il gatto si allontani da casa mediante sterilizzazione delle gatte e castrazione dei gatti.
  indice

 

Dermato-micosi(Tigna)

 Tra le zoonosi che gli animali domestici con maggiore frequenza possono trasmettere all’uomo, senz’altro la dermato-micosi è quella più rappresentata. Quando si notano delle zone ben localizzate e tondeggianti prive di pelo bisogna sempre sospettare sia nel cane che nel gatto che possa trattarsi di una micosi e ovviamente bisogna rivolgersi al veterinario di fiducia per una corretta diagnosi. E’ una malattia localizzata unicamente alla base del pelo, generalmente non sono evidenti lesioni della cute (come croste o pustole) ed è quasi del tutto assente il prurito. Per la diagnosi il veterinario terrà in considerazione una serie di elementi di varia natura:

specie diverse; l'eventuale trasmissione ai proprietari che talvolta diventano i reali testimoni della dermatomicosi animale; la predisposizione delle razze feline a pelo lungo.

estesa, bene spesso di forma circolare, raramente pruriginose, con squame sottili; talvolta a carattere infiammatorio.

(Wood) con comparsa, in caso di esito positivo, di una fluorescenza giallo-verdastra; test colturali del micete, anche attraverso l'uso di terreni colturali (DTM/Sabouroud) di pronto impiego in ambito ambulatoriale; biopsia di aree cutanee sospette.

Le micosi comportano un trattamento specifico e la loro prognosi è generalmente buona. Talora nel caso di forme generalizzate o recidive frequenti si può avanzare il sospetto che possano essere concomitanti affezioni generalizzate di altra natura, malattie immunodepressive (FIV), trattamenti prolungati con corticosteroidi, etc, che possono provocare una forma dermatofitica, caratterizzata da una prognosi non favorevole. I trattamenti terapeutici devono essere orientati ad arrestare l'estensione del processo , ad evitare la diffusione ad altri animali ed allo stesso proprietario, ad impedire la sopravvivenza del micete nell'ambiente esterno. Esistono in commercio diversi farmaci antimicotici ad azione fungicida, fungicida e/ fungistatica a seconda del dosaggio impiegato e solo fungistatici; si possono effettuare solo trattamenti locali con lozioni o creme, ma in molti casi alla terapia locale bisogna affiancare quella generale con farmaci da prendere per os per almeno 4 settimane.
Non è infrequente nella popolazione felina la presenza di gatti che pur non presentando alcun sintomo clinico sono in grado di trasmettere la malattia ad altri animali o all'uomo. E' un fenomeno frequente nelle colonie di gatti randagi e trattasi di soggetti con infezione subclinica o portatori sani. Anche in questo caso ci aiuta il laboratorio perchè  prima di sottoporre un gatto ad una terapia antimicotica sarebbe sempre meglio effettuare un esame culturale sul pelo.

Lesione da Miscrosporum G. nell'uomo

.

La malattia nell'uomo causa delle lesioni solamente negli strati più esterni della cute e nei capelli. Generalmente la classica lesione da "tigna" è rappresentata da una macchia rotonda a volte pruriginosa, rosacea al centro e più chiara alla periferia, nei capelli saranno presenti zone alopeciche ben circoscritte, tondeggianti con i capelli si "sfilacciano" con estrema facilità. Solamente nell'uomo affetto da problemi di immunodeficienza la malattia può generalizzare dando quadri clinici più gravi.     indice

 

Idatidosi

 L'Idatidosi è una delle zoonosi più temute ed è sostenuta dalle forme larvali dell’Echinococcus granulosus granulosus, un parassita, molto piccolo, circa 2-5 mm di lunghezza, che può essere presente   nell'intestino dei canidi. Il canide parassitato spesso può non presentare alcun sintomo. 

 Adulto diEchinococcusgranulosus


 

 La malattia può evolvere con quadri clinici preoccupanti nell'uomo, specialmente se non viene diagnosticata in tempi ragionevoli. Infatti, le uova del parassita, se ingerite da ospiti recettivi come le pecore, i bovini, i caprini, i suini e l'uomo, si schiudono nell'intestino maturando a forme larvali che per via ematica raggiungono il fegato e il polmone. In queste sedi le larve incominciano a svilupparsi molto lentamente formando cisti (cisti idatidee) che raggiungono in qualche anno un diametro di diversi centimetri. Gli erbivori si infestano brucando l'erba sui pascoli ove usualmente defecano canidi parassitati mentre l'uomo, la maggior parte delle volte, si infesta mangiando verdure ed insalate crude coltivate in terreni ove hanno defecato cani portatori del parassita. Il cane non si infesta ingerendo le uova del parassita ma soltanto ingerendo gli organi parassitati dalle cisti idatidee all’interno delle quali vi sono numerosissimi protoscolici che rappresentano le forme infestanti per il cane.

In passato, i visceri degli animali macellati che venivano scartati perché infestati da cisti idatidee, erano gettati nelle discariche all'aperto dove venivano mangiati dai cani randagi o da volpi, i quali, divenivano così diffusori del parassita. Attualmente la distruzione dei visceri viene eseguita mediante incenerimento, ma il problema è rimasto non completamente risolto in quanto l'idatidosi è ancora presente in molte zone della nostra penisola. La causa principale è rappresentata dalle macellazioni clandestine operate dagli stessi pastori che conservano la cattiva abitudine di somministrare ai propri cani organi parassitati crudi. Infatti gli abituali portatori di echinococco risultano i cani da pastore mentre l'importanza degli altri cani, proprio per le cause sopra descritte, è molto minore.
Proprio per la particolare gravità della malattia nell’uomo, l'idatidosi non va sottovalutata e comunque attenendosi a semplici misure di prevenzione è possibile difendersi:

- effettuare almeno due volte l'anno l'esame delle feci dal proprio veterinario di fiducia in modo tale da poter trattare i cani con antielmintici efficaci contro i cestodi;
- lavare accuratamente gli alimenti di origine vegetale da consumare crudi;
- evitare contatti igienicamente scorretti con il proprio animale come ad esempio farsi leccare il viso, consentirgli di stare sul letto, sui divani ecc.;
- contribuire alla lotta al randagismo intesa come processo educativo che permetta di far cessare o almeno di ridurre l'incivile abbandono dei cani.  
 indice

 

La Malattia da graffio nel gatto

 La malattia da graffio del gatto è una zoonosi emergente ed ubiquitaria segnalata per la prima volta nell’uomo negli anni 30 ma la cui eziologia è stata definitivamente chiarita solo agli inizi degli anni ‘90. Gli agenti responsabili di questa malattia nell’uomo sono Afipia felis e soprattutto Bartonella henselae (95% dei casi) non si esclude comunque che possano essere coinvolte altre specie di Bartonella.

Malattia nell’uomo

La trasmissione della malattia all’uomo avviene attraverso il graffio o il morso del gatto.La forma clinica più frequente, che sembra colpire soprattuttto i ragazzi, esordisce spesso con febbre e profonda astenia circa 1-2 settimane dopo l’evento ed è caratterizzata da forme locali (cutanee e linfonodali talvolta a carattere suppurativo). In qualche raro caso è possibile avere una forma sistemica complicata a carattere granulomatoso soprattutto a carico del fegato, della milza nonché dei linfonodi del mediastino e che può assumere particolare gravità nei pazienti immunocompromessi (pazienti HIV-positivi, organotrapiantati, pazienti sottoposti a terapie anti-neoplastiche, ecc.).
Bartonella henselae può essere altresì responsabile di altre forme cliniche nell'uomo quali angiomatosi bacillare, epatiti, endocarditi,  e meningiti che in qualche caso possono assumere carattere di estrema gravità in particolari condizioni di deficit immunitario.
La malattia se prontamente diagnosticata e curata, evolve in modo benigno senza lasciare alcuna conseguenza nell’uomo.

Infezione nel gatto

Il gatto di solito non manifesta alcun sintomo di malattia ed appare come tipico portatore sano dell'infezione potendo albergare Bartonella henselae per parecchi mesi o anni nel torrente circolatorio in completa assenza di sintomi clinici; sono stati tuttavia descritti quadri di linfoadenite in soggetti batteriemici. Il batterio risulta localizzato soprattutto nel torrente circolatorio associato ai globuli rossi e talora all’interno dei macrofagi e, di fatto, le difese immunitarie del gatto hanno difficoltà ad eliminare il microrganismo. Sono stati osservati gatti batteriemici anche per 2 anni ma non si può escludere che tale periodo possa protrarsi oltre.
I gatti di strada sono i più colpiti dall’infezione. Da studi effettuati in vari paesi emerge che la prevalenza di infezione da Bartonella nei gatti risulta variabile con punte talora piuttosto elevate soprattutto nei gatti di strada in cui si possono raggiungere, nell'ambito delle singole colonie, prevalenze anche del 50% (Francia) e addirittura fino all'80% (California). La situazione epidemiologica in Italia non è ancora stata ben studiata e non si hanno statistiche attendibili.

 

Le pulci

Un ruolo centrale nella diffusione dell’infezione all’interno della popolazione felina è svolto dalla pulce del gatto (Ctenocephalides felis); ad essa infatti viene attribuita la maggior responsabilità delle elevate prevalenze di gatti batteriemici all’interno delle singole colonie in ragione del fatto che la pulce è in grado, attraverso l’assunzione del pasto di sangue, di trasmettere l’infezione agli altri gatti oltre alla possibilità di mantenere, se non addirittura replicare il germe al suo interno. Non risulta essere documentata da alcuno studio la trasmissione dell’infezione all’uomo attraverso il morso di pulce.
Risulta di fondamentale importanza quindi il controllo dei parassiti esterni degli animali domestici. In commercio è possibile reperire i più svariati prodotti antiparassitari (anche in un semplice market!!) che molto spesso vengono utilizzati in modo aleatorio. Ci sono ancora in commercio prodotti in polvere che oltre ad essere antiquati, sono tossici e soprattutto inefficaci. Prima di acquistare un qualsiasi prodotto antiparassitario (specialmente se diretto ad un cucciolo) è sempre bene interpellare, anche solo per telefono, il vostro veterinario di fiducia.  
indice

Rabbia                                  

 

La rabbia è senza dubbio la zoonosi più temuta. La malattia, infatti, causa nell'uomo una encefalite che è mortale nel 90-100% dei casi se non diagnosticata e trattata in tempi rapidi. L'incidenza della rabbia nell'uomo per fortuna è in calo in tutto il mondo e sono parecchi i paesi classificati come indenni da rabbia. In Italia la Sardegna e la Sicilia sono zone indenni per cui, a norma di legge, qualsiasi cane o gatto che sbarca su queste isole dovrebbe essere stato vaccinato almeno 1 mese prima dal medico veterinario e dovrebbe essere scortato da un certificato sanitario rilasciato dall'Asl di residenza. Gli animali maggiormente coinvolti sono i canidi domestici e soprattutto selvatici (si parla di rabbia silvestre in cui è massimalmente coinvolta la volpe), i felini domestici e non ed animali selvatici in generale (moffetta, pipistrello etc.).

La rabbia viene trasmessa attraverso la saliva con una profonda ferita da morso; il virus penetra nel tessuto nervoso periferico e attraverso i nervi periferici arriva al cervello ed ad altri tessuti tra cui le ghiandole salivari. Il periodo di incubazione può durare dalle due alle otto settimane, ma già dopo 10 giorni (quindi prima ancora di vedere i primi sintomi) il virus viene eliminato con la saliva. Il decorso clinico è diviso in tre fasi:

- la fase prodromica che può passare quasi inosservata - in qualche caso vi è un cambiamento comportamentale, ipertermia ed autotraumatismi nella sede del morso;

- la fase furiosa in cui sono evidenti irritabilità, irrequietezza, aggressività. Il cane abbaia, attacca oggetti inanimati, vaga senza spiegazione ed in qualche caso può essere presente atassia, disorientamento e convulsioni;

- la fase paralitica in cui vi sono segni progressivi di paralisi ascendente degli arti, laringea con modificazioni dell'abbaio nel cane, scialorrea, disfagia. Seguono depressione del sensorio coma e morte nel giro di 3-7 giorni dall'insorgenza dei segni clinici.

La malattia nell'uomo ha un andamento similare; da alcuni studi è emerso che circa il 15% degli uomini non trattati dopo il morso di un animale riconosciuto rabido sono risultati infetti. In caso di morso accidentale da parte di un animale è raccomandata una pulizia vigorosa della ferita (magari con etanolo che è un rabicida). Poi a seconda delle circostanze si può decidere se intraprendere una profilassi innanzitutto anti-tetanica (ricordiamo che il rischio di tetano è verosimilmente molto più realistico) poi eventualmente antirabica. Gli uomini precedentemente vaccinati ricevono due dosi di vaccino 1 subito e l'altra dopo tre giorni, mentre quelli non vaccinati ricevono immediatamente le immunoglobuline e la prima dose di vaccino poi altre quattro dosi di vaccino nei giorni seguenti.
La migliore prevenzione  che si può adottare per quanto riguarda gli animali domestici è naturalmente la vaccinazione. Ricordiamo che essa è obbligatoria per i cani e gatti in alcune regioni d'Italia (alcune a ridosso dei confini di stato) o per gli animali domestici che debbano passare la frontiera (almeno un mese prima della partenza). Gli effetti collaterali dei vaccini attualmente in commercio sono pressoché minimi per cui, fermo restando il discorso che in Toscana non è stato registrato alcun caso di rabbia in uomini o animali negli ultimi 50 - 60 anni, gli animali a rischio come per esempio i cani da caccia dovrebbero essere regolarmente vaccinati nei confronti di questa temibile malattia. 
 indice

 

Sindrome da Larva Migrans

Tra le possibili zoonosi che i nostri piccoli animali domestici potrebbero veicolare all'uomo, bisogna senz'altro annoverare la "sindrome da larva migrans" causata da alcuni vermi (soprattutto ascaridi ed ancilostomi) presenti nell'apparato gastroenterico di cani e gatti. Precisiamo subito che l'ingestione di uova di parassiti (presenti nel materiale fecale dei mammiferi) è da ritenersi una eventualità veramente rara; tuttavia nella popolazione infantile è un rischio da prendere in considerazione poiché questa malattia ha una certa incidenza soprattutto tra i bimbi che accidentalmente possono ingerire le uova di questi vermi. Ricordiamo che i cuccioli di cani e gatti facilmente presentano infestazioni da nematodi (vermi tondi) poiché il ciclo vitale di questi parassiti prevede il passaggio al feto attraverso la placenta (Toxocara spp.) o tramite il latte della mamma (Ancilostoma spp. e Toxocara spp.); di conseguenza se una cagna ospita dei vermi nell'intestino i suoi cuccioli nasceranno già infestati da questi parassiti ed elimineranno nell'ambiente un gran numero di uova e forme larvali che potranno essere subito contaminanti per altri esseri viventi.
Le verminosi negli animali domestici possono causare una serie di problemi: da semplici forme gastroenteriche a più complesse forme carenziali o a disturbi generalizzati soprattutto nelle prime settimane di vita del cucciolo. Prima di intraprendere una terapia anti-elmintica è sempre meglio far eseguire al medico veterinario l'esame delle feci con cui è possibile distinguere le uova delle varie specie di nematodi per una terapia più mirata. L'esame delle feci andrebbe eseguito una - due volte l'anno preferibilmente prima dei richiami vaccinali annuali o comunque tutte le volte che si sospetta una infestazione.

La Malattia nell'uomo

L'infestione nell'uomo avviene principalmente attraverso l'ingestione delle uova o delle larve di nematodi, che raramente però raggiungono la maturazione nell'intestino; nella maggior parte dei casi, infatti, le forme larvali effettuano delle migrazioni negli organi bersaglio (larva migrans). I sintomi e la gravità della malattia dipendono quindi dall'entità del danno che subisce l'organo coinvolto. Oltre ai danni indotti sui tessuti colpiti non sono rare delle abnormi risposte allergiche. In qualche caso la malattia può lasciare dei danni permanenti nel soggetto che viene colpito specialmente se si tratta di un bambino. Alcuni studi hanno anche accertato la possibilità che l'infestione avvenga per via transcutanea. Le forma larvali di Ancilostoma caninum, A. braziliense, A. tubaeforme, e Uncinaria stenocephala sono infatti in grado di penetrare la cute degli animali e anche dell'uomo se ne vengono a contatto. La sindrome da larva migrans che ne deriva è caratterizzata da un prurito più o meno intenso e lesioni della cute lungo la zona di migrazione delle larve. Sono state descritte delle migrazioni conseguenti a penetrazione di larve di Ancilostoma Caninum in tessuti anche più profondi con sintomatologie più complesse.

Naturalmente il problema "larva migrans" nell'uomo si può tenere facilmente sotto controllo adottando delle semplici misure di igiene generale e soprattutto eliminando i parassiti dei nostri animali presenti in casa.      indice

 

Toxoplasmosi

 

La toxoplasmosi è un infestione protozoaria diffusa in tutto il mondo in miliardi di persone causata dal Toxoplasma Gondii (il protozoo è un parassita microscopico e per questo motivo si parla di infestione e non di infezione).
La trasmissione del parassita all’uomo e agli animali avviene:

       mediante cisti " tissutali" ossia con l'ingestione di carne poco cotta

       vengono riportati casi di bambini contaminati in seguito a giochi con la terra.

Nella stragrande maggioranza dei casi nell’uomo la malattia è asintomatica, nel senso che normalmente non ci si accorge neanche di essere stati infestati; solo in qualche caso, specialmente in pazienti immunodepressi, la malattia può presentarsi in modo più preoccupante.
Per le pazienti gravide la situazione cambia radicalmente. Se contraggono per la prima volta la malattia durante la gravidanza, è presente un forte rischio di trasmetterla al feto con conseguente grave embriopatia: possibilità di aborto o parto pretermine di feto morto o presenza di gravi patologie neurooculari (idrocefalo, convulsioni, calcificazioni endocraniche e corioretinite).
Il rischio che l'infezione possa colpire anche il feto aumenta con il progredire della gravidanza, mentre, generalmente, avvicinandosi al periodo del parto diminuisce la gravità delle manifestazioni cliniche specialmente se la diagnosi effettuata precocemente consente una adeguata terapia medica.

Il Gatto

Il ruolo del gatto nella diffusione della malattia è fondamentale, nel senso che in natura i felini sono gli unici che eliminano le oocisti - forme larvali infestanti e molto resistenti nell’ambiente (benché è stato calcolato che solo il 2% dei gatti elimina oocisti nelle sua vita). Non per questo bisogna demonizzare la presenza del gatto in casa quand’anche ci sia in corso una gravidanza a rischio (nel senso di gestante siero-negativa) come molto spesso avviene da parte dei medici ginecologici.
La malattia nel gatto è nella maggior parte dei casi asintomatica: il gatto si contamina attraverso oocisti disseminate da altri gatti o per via alimentare attraverso le cisti "tissutali" presenti nella carne cruda o in prede occasionali, e in qualche caso può presentare una forma gastro-enterica generalmente autolimitante. In questo periodo, per un lasso di 15 – 20 giorni, il gatto elimina le oocisti nell’ambiente attraverso le feci. Solo in gatti immuno-depressi (per esempio
FIV o FeLV positivi) la malattia può decorrere in modo più grave con una sintomatologia più complessa.
Il gatto quindi elimina le oocisti solamente attraverso le feci e per 15 – 20 giorni durante la sua malattia poi acquisisce un' immunita' che salvo crolli eccezionali (o infezioni FIV, FeLV) gli dura tutta la vita. Le oocisti infestano solamente se vengono ingerite; quindi per infestarsi bisognerebbe toccare fisicamente le feci del gatto e contaminare gli alimenti o l’acqua da bere.
Diciamo la verità: in Occidente le condizioni igieniche sono tali che questo tipo di infestione è praticamente solo teorica. In pratica invece l’infestione avviene perché i ginecologi spesso non mettono al corrente le gestanti delle precauzioni che bisogna prendere prima e durante una gravidanza.
La via più frequente di contaminazione nell'uomo, è l’ingestione di carni poco cotte, soprattutto suini, ovini, caprini, cervidi e altri animali selvatici, mentre la carne del bovino sembra non essere a rischio.
Il problema grave è rappresentato dal fatto che un gatto nella fase acuta della malattia elimina attivamente fino a 10.000.000 di oocisti per defecazione; se defecasse su una riserva di cereali per l’alimentazione del bestiame potrebbero risultarne contaminati il foraggio, la lettiera ed i prati per lungo tempo (in condizioni favorevoli di clima temperato-umido le oocisti possono restare infettanti per più di un anno) e di conseguenza ci sarebbe un alta probabilità di avere animali con carni infette.
Ugualmente a rischio sono le verdure (tutte!!!) che andrebbero lavate accuratamente o "sbucciate". Particolare attenzione bisogna prestare alla lavorazione della carne cruda, e questo vale sia per chi lo fa di professione (macellai o lavoratori dei mattatoi), sia in casa, lavando scrupolosamente mani, superfici, e attrezzi. Durante i nove mesi di gravidanza sarebbe opportuno tralasciare i lavori di giardinaggio o prendere scrupolose precauzioni (guanti etc.). Non bisogna scordare che in rarissimi casi è possibile la contaminazione con l'ingestione di latte crudo contaminato.

Prevenzione

E' importante quindi un programma di diagnosi e screening che consenta l'identificazione pre-concezionale o nelle prime settimane di gravidanza delle donne che non hanno contratto la malattia; quelle che l'hanno contratta infatti sono immuni e non necessitano di ulteriori controlli. Sono indicati test ematici per la ricerca degli anticorpi (immunoglobuline -Ig) anti Toxoplasma. Nello schema seguente riportiamo l'interpretazione dei possibili risultati:

Infezione già avvenuta (soggetto immune)      IgG positive  IgM negative

Infezione mai avvenuta (soggetto non immune) IgG negative  IgM negative

Infezione in atto (di recente insorgenza)           IgG negative   IgM positive

 A tal fine le vecchie massaie "consigliavano" alle bimbe di stare tra i gatti; in effetti un’eventuale forma asintomatica di toxoplasmosi giovanile fa sì che l’organismo produca gli anticorpi e sia protetto tutta la vita anche in funzione di una futura gravidanza.
Poi in caso di una gravidanza con gestante non immune bisognerà prendere le seguenti precauzioni:

- cuocere bene la carne in modo che la temperatura al centro non sia inferiore a 70°c;

- utilizzare carni o verdure congelate infatti il congelamento a -15°c per più di tre distrugge il parassita;

- evitare gli insaccati: infatti l'affumicamento, l'essiccazione e la salatura se ben effettuati distruggerebbero le oocisti,  ma non sempre è possibile determinare il tempo di stagionatura e il tipo di lavorazione subita da un salume, per cui per prudenza si sconsiglia di mangiare insaccati durante la gravidanza (al limite prosciutto cotto o mortadella che dovrebbero essere stati trattati con alte temperature)

- lavare bene mani, superfici e utensili dopo avere manipolato carni crude;

- lavare scrupolosamente o "sbucciare" le verdure e gli ortaggi;

- usare guanti nel maneggiare la vaschetta del gatto, che comunque deve essere pulita giornalmente per evitare la "sporulazione" delle oocisti; meglio ancora se queste "manovre" vengano eseguite dal marito.

- evitare di dare carni crude al gatto cercando di limitare i movimenti dello stesso al di fuori dell’ambiente domestico.

- evitare lavori di giardinaggio o prendere scrupolose precauzioni (guanti etc.).

- infine - importantissimo - effettuare mensilmente il Toxo-test per intervenire precocemente in caso di avvenuta infestione e ridurre al minimo i danni fetali.

Conclusione

In definitiva il prudente contatto con il gatto domestico non è da considerare affatto pericoloso, in particolare da numerosi studi è stato dimostrato che i peli non sono veicolo di infezione, bisogna soltanto stare lontani dalle feci del gatto.
Eventuali esami sierologici preventivi sull'animale per valutare le presenza o meno di anticorpi nei confronti del Toxoplasma sono pressoché inutili, poiché in caso di negatività il gatto può comunque ammalarsi durante la gravidanza ed eliminare le oocisti, in caso invece di positività  al test (cioè possiede anticorpi contro la toxoplasmosi e quindi è venuto a contatto con il parassita ed è protetto) c’è comunque la possibilità che il gatto, per un raro evento di caduta dell’immunità, possa reinfestarsi ed eliminare con le feci le oocisti.
Anche l’esame delle feci (metodo per flottazione) solo in rarissimi casi (bisognerebbe beccare il gatto nei 15 – 20 giorni di malattia) mette in evidenza la presenza delle oocisti.

 Oocisti di Toxoplasmaal microscopio

 

 indice 

 

Zecche

 

Le zecche sono Artropodi (non sono insetti ma grossi Acari) parassiti esterni obbligati di numerosi animali compreso l’uomo. Sono ematofagi in tutti i loro stadi di sviluppo. Il ciclo comprende 3 stadi larva-ninfa-adulto.

Dall’uovo sguscia una larva (che possiede solo 3 paia di zampe) che per svilupparsi nello stadio successivo, quello di ninfa (4 paia di zampe), deve necessariamente fare un pasto di sangue ed ugualmente la ninfa, per passare allo stadio adulto (maschio o femmina), deve assumere altro sangue.

Solo i maschi adulti di alcune specie non pungono, mentre tutte le femmine non possono deporre le loro uova se non si cibano. 

Le zecche hanno una grande resistenza all’attesa del pasto, mesi ed in alcuni casi anche anni.

Gli ospiti su cui si possono cibare sono numerosissimi e spesso non esiste una specificità parassitaria, o meglio pur avendo delle preferenze nella scelta della specie da attaccare (mammiferi, uccelli, rettili, ecc.) hanno una elevata capacità di adattarsi e quindi cibarsi sul primo ospite disponibile.

Il loro ruolo patogeno nei confronti degli animali domestici e da reddito, nonché dell’uomo, è molto importante. Molti sono i microrganismi patogeni trasmessi dalle zecche fra protozoi, batteri, rickettsie e virus.

 

LE FAMIGLIE

Le zecche (sottoclasse Acari, ordine Ixodida) sono suddivise in 2 famiglie: Argasidae (circa 90 specie) ed Ixodidae (circa 680 specie). La differenza morfologica principale fra le due famiglie sono gli scudi chitinizzati, cioè rigidi, che rivestono il corpo di degli Ixodidi mentre mancano negli Argasidi i quali presentano un aspetto esteriore cuoioso. 

Le principali differenze nella biologia fra Argasidi è Ixodidi sono sintetizzabili nella scelta degli ospiti in quanto le zecche molli sono in genere parassite di uccelli mentre le zecche dure attaccano mammiferi, uccelli, ecc., e nella modalità di assumere il sangue, le zecche molli (ad eccezione delle larve) in genere effettuano pasti di breve durata (da pochi minuti a qualche ora) mentre le zecche dure possono rimanere infisse con il loro apparato boccale nella cute degli ospiti anche per alcuni giorni.

Le zecche dure effettuano solo tre pasti nel corso della loro vita, nel passaggio da uno stadio all’altro ed alla deposizione delle uova; le zecche molli hanno stadi intermedi di ninfa (che possono essere fino a 4) in corrispondenza di ciascuno dei quali effettuano pasti di sangue che si aggiungono a quelli della larva e dell’adulto. Fra le altre differenze si ricorda solo il numero di uova prodotte che negli Argasidi è in genere limitato a non oltre 200, mentre le femmine degli Ixodidi, pur variando a seconda della specie, depongono alcune migliaia di uova, fino a casi eccezionale di 12.000.

 

LE ZECCHE MOLLI

La zecca molle più nota in Italia è Argas reflexus, la comune zecca del piccione.

A.reflexus è nota per le infestazioni riscontrate nei centri storici cittadini ove sono presenti colonie di piccioni che nidificano in sottotetti, torri, edifici abbandonati, campanili, soffitte finestrate, ecc.. Quando le popolazioni di zecche diventano numerose o quando vengono allontanati i volatili le zecche non avendo più disponibilità di ospiti si spostano dai nidi ove naturalmente risiedono e possono entrare all’interno delle sottostanti abitazioni e pungere l’uomo. Sono solifughe ed in genere effettuano il pasto durante le ore notturne quando gli ospiti, compreso l’uomo, dormono. Durante il giorno si rifugiano in anfratti e fessure.

Oltre che per i parassiti in grado di trasmettere A.reflexus è nociva in quanto durante il pasto di sangue secerne tossine prodotte dalle ghiandole salivari nocive per l’uomo. L’ipersensibilità dovuta ad aggressioni continue può determinare reazioni, anche anafilattiche, molto gravi per l’uomo.

 

LE ZECCHE DURE

A differenza degli Argasidi il dimorfismo sessuale degli Ixodidi è evidente grazie allo scudo dorsale che nei maschi copre tutto il corpo mentre nella femmina solo una piccola parte anteriormente. 

A questa famiglia appartiene la zecca del cane Rhipicephalus sanguineus.

Rh.sanguineus è fortemente legata, soprattutto negli stadi immaturi (larve e ninfe), al cane ed è tipica degli ambienti circoscritti e chiusi in cui l’animale vive; per questo è meno frequente nei cani randagi rispetto a quelli che vengono mantenuti in ambienti recintati.

Ma probabilmente la zecca che desta le maggiori preoccupazioni soprattutto nell’Italia del centro e del nord è Ixodes ricinus a volte comunemente chiamata zecca dei boschi o zecca del capriolo.

E’ possibile essere attaccati da questa zecca durante passeggiate ed escursioni in campagna, collina e montagna (più frequente al di sotto di 1000 metri slm). I margini dei boschi, vicino ad arbusti, i bordi dei sentieri sono i luoghi in cui è più facile trovarla mentre è in attesa di compiere il pasto di sangue. Gli stadi immaturi per l’alimentazione sono legati in modo particolare a micromammiferi, mentre gli adulti si cibano soprattutto su grandi animali (caprioli, daini, ecc.).

Esistono 2 picchi stagionali in cui si riscontrano popolazioni più consistenti che sono la primavera e la tarda estate, inizio autunno.

In Europa I.ricinus è il vettore di Borrelia burgdorferi, una spirocheta che provoca la cosiddetta Malattia di Lyme. I primi sintomi di questa patologia, che in Italia sembra in aumento, sono a livello della cute, ma poi nel corso dei mesi provoca artriti, problemi cardiaci e neurologici.

Particolare preoccupazione riveste anche una encefalite di origine virale (TBE) che questa zecca è in grado di trasmettere.   indice

 

I parassiti del cane

Dott.ssa Gilda La Bruna 

C'e un che di elegante nel portare a passeggio il proprio animale,  come anche un che di imbarazzante.

Tutti quelli che hanno un cane hanno di certo fatto esperienza di questa mescolanza di grazia e imbarazzo , pastori tedeschi o bassotti incedono con solennità ma si arrestano anche bruscamente più volte ad annusare gli escrementi di altri animali che incontrano sul proprio cammino. Ora, quasi tutti sanno che gli odori emanati dagli escrementi permettono ai nostri piccoli amici di riconoscersi e soprattutto di individuare le femmine nel periodo del calore. Ma on tutti sanno che alcuni cani arrivano ad ingerire le feci di altri cani o, addirittura, di gatti.

La coprofagia , il cibarsi cioè di faci è un fenomeno diffuso nel comportamento animale e ne rispecchia il bisogno fisiologico di assumere batteri ed enzimi che anno parte della normale microflora intestinale. Se fossero lasciati i preda del loro naturale istinto, i cani, per soddisfare quest'aspetto della loro esistenza biologica, catturerebbero prede, le nasconderebbero per consumerle nell'arco di alcuni giorni.

Chi ha un cane vuole tuttavia, forse semplicemente evitare l'imbarazzo di frequenti e brusche soste durante la passeggiata pomeridiana o serale.Come vuole che il proprio animale inceda con vigore e in perfetta  salute . Per evitare la coprofagia, e i pericoli che le sono connessi, è ancora sufficiente somministrare lievito di birra , o, meglio ancora cibarlo con carni non del tutto fresche.

In generale, occorre fare attenzione in quanto l'ingestione di feci può portare all' infestione di parassiti come i tricocefali, i coccidi, gli ascaridi, gli ancilostomi.

Esistono altri parassiti, come ad es. l'Echinococco. La tenia di Echinococco, pericolosa anche per l'uomo, viene contratta dal cane mangiando carni infette per lo più fegato, polmone e frattaglie. L'uomo contrae questo parassita entrando in qualche modo in contatto con le feci dell'animale.

L'echinococco è diagnosticabile nel cane solo con l'esame microscopico delle feci.  

La trasmissione di altri parassiti, come la tenia  cucumerina avviene attraverso l'ingestione di pulci che fungono da ospiti intermedi. La diagnosi risulta dall'esame macroscopico delle feci dell'animale dove sono ben visibili, piccoli vermetti mobili di forma schiacciata .

Sfatiamo ora un orientamento  di molti medici che curano l'uomo i quali consigliano alle donne incinte di liberarsi del loro cane durante il periodo della gravidanza, perchè potrebbe trasmettergli la toxoplasmosi.

La Toxoplasmosi viene contratta dal cane e dallo stesso uomo, a seguito dell'ingestione di alimenti inquinati da feci di gatto . Il gatto, infatti, è l'ospite definitivo del parassita, contrae il parassita ingerendo carni di bovino contenenti la cisti del toxoplasma ; le larve contenute in questa cisti, liberate nello stomaco del gatto, colonizzano l'intestino, dove diventano adulte e  moltiplicandosi producono nuove larve che poi vengono eliminate  attraverso le feci.

Il cane ,il bovino o  l'uomo , sono ospiti intermedi , per cui venendo a contatto con queste feci contraggono il parassita  e le larve andranno a colonizzare i muscoli e sui quali si  formeranno delle cisti . Se il cane il bovino o l'uomo è gravido la cisti si andrà a formare sulla parete dell 'utero provocando l'aborto.  

Da ciò si evince che : il cane non ha possibilità di trasmettere la toxoplamosi ma anzi  come l'uomo ne è vittima.    indice

 

I vermi!

Tra i parassiti, alcuni, vivono all'interno del corpo dell'ospite, altri all'esterno. Tra quelli interni i più comuni sono i cosiddetti "vermi". I danni che scatenano  sono dovuti a diverse modalità di azione. "Sottrazione" delle sostanze nutritive:  appare scontato che il parassita si nutra di quello che l'animale ha mangiato e digerito e che deve assimilare. Azione meccanica: per traumi nel punto di entrata del parassita, come l'anchilostoma, che può penetrare anche attraverso la pelle; la tenia, che si fissa con uncini e ventose; il distoma, che scava gallerie migrando nel corpo ospitante. Azione meccanica anche l'ostruzione vera e propria dell'intestino dovuta per esempio alla massa dei parassiti, il soffocamento dei cuccioli a opera di parassiti migrati dall'intestino allo stomaco e all'esofago, ridiscesi nella trachea e finiti nei polmoni, oppure giunti ai polmoni stessi per via linfatica o sanguigna. Azione tossica: provocata dal liquido secreto dai parassiti per evitare la coagulazione del sangue, o da altri liquidi contenuti nel loro corpo o nelle loro cisti. Azione infiammatoria: in quanto i parassiti possono preparare il terreno all'attecchimento dei germi patogeni o li iniettano addirittura. Azione debilitante: in quanto  un organismo indebolito da qualunque causa diviene pi facilmente preda di malattie. Come si vede, i danni provocati dai parassiti sono molteplici (ed in taluni casi anche gravissimi); dovrà quindi essere posta una particolare cura per evitare ogni possibilità di infestazione, non permettendo, che il cane abbia contatti con le feci di altri animali e correggendo, le tendenze coprofaghe. Anche l'acqua inquinata e gli alimenti guasti potrebbero contenere svariati parassiti: somministreremo quindi al cane cibi freschi, in caso di dieta casalinga, curando particolarmente la pulizia dei recipienti che contengono l'acqua e il cibo. Le endoparassitosi possono essere chiamate anche elmintiasi. Queste sono molto comuni sia nel cane che nel gatto; esse sono sostenute da diverse specie di parassiti appartenenti sia ai nematelminti (vermi tondi) che ai platelminti (vermi piatti). Le infestazioni  parassitarie, che sono diagnosticabili anche mediante esame microscopico delle feci, sono nella pratica sempre o quasi sempre accompagnate da un quadro clinico abbastanza complesso e difforme ma sempre riconducibile ad almeno uno dei seguenti sintomi: dimagramento, disturbi a carico dell'apparato gastro-enterico, turbe del sistema nervoso, sviluppo anormale del cucciolo, diarrea, anche ematica, disvitaminosi, anemia, diminuita resistenza alla fatica, predisposizione al rachitismo e alle malattie infettive. Nella pratica capita sovente di trovare soggetti con infestazioni multiple cioè, trovare la presenza di pi specie parassitarie sia appartenenti ai vermi piatti che ai vermi tondi che ad entrambi contemporaneamente. Risulta chiaro quanto possa essere grave e pericoloso, per l'animale, un quadro clinico in queste condizioni e quanto importante risulti una idonea terapia. La certezza si ha se si rinvengono vermi nelle feci o nel vomito. Per questo motivo sempre bene che il proprietario del cane lo osservi quando defeca. Questo controllo utile non solo per scoprire eventuali parassiti ma anche per osservare come sono formate le feci. Qualsiasi situazione che si discosta dalla normalità sarà motivo di allarme e di controllo da parte del nostro veterinario di fiducia. Per l'esame coprologico è sufficiente raccogliere una massa grande come una noce e farla esaminare dal nostro medico. Saranno scoperti così i parassiti e anche le loro uova. Se l'esame è negativo, ma rimane il dubbio, è consigliabile  ripetere la prova dopo qualche giorno o una settimana. Descrivere tutto il ciclo biologico di questi parassiti sarebbe lungo quindi mi sono limitato a poche descrizioni generali, resta indiscussa la grande pericolosità di questi parassiti.  indice

I sintomi

Come abbiamo visto sono i pi variabili anche da caso a caso e oltre a quelli sopra ricordati possiamo aggiungere: appetito insaziabile (il cane deve nutrire anche gli ospiti) o mancanza di appetito (l'intestino e lo stomaco potrebbero essere ingombri di parassiti), spesso vomito, mucose pallide, addirittura gli ascaridi possono dare, a volte, attacchi simili a quelli epilettici detti anche epilettiformi, pelo opaco, arruffato, irto, a volte il prurito all'ano per gli ossiuri, ecc.   indice

La profilassi

La profilassi e la cura consistono nel rimuovere la causa quando possibile, nel disinfettare l'ambiente dove vive il cane, le mammelle della madre prima di dare il latte ai cuccioli. Una buona profilassi nell'ambiente dove vive il cane richiede: massima pulizia, asportare quotidianamente le feci, usare ciotole per l'acqua che non si possono rovesciare, lavare quotidianamente i recipienti dove mangia e dove beve, operare delle disinfezioni periodiche ambientali. Naturalmente, il tutto, è necessario eseguirlo con la supervisione del vostro veterinario di fiducia   indice

I platelminti (tipi di vermi)

I platelminti  sono vermi piatti, quasi sempre ermafroditi, il cui corpo composto da tanti segmenti, sempre pi grandi man mano che si allontanano dalla testa. L'adulto vive nell'intestino del cane, la forma larvale in altri animali. Hanno la bocca ma non l'ano, perchè le sostanze che prelevano dall'animale vengono interamente assorbite.  indice

Le tenie

A questo gruppo appartengono le tenie: tipico esempio la tenia-solium o verme solitario, che può "aggredire" anche  l'uomo, mentre la larva parassitizza il maiale. La forma adulta lunga da 2 a 8 metri. Il capo, detto anche scolice, grande quanto una capocchia di spillo e munito di quattro ventose e due corone di uncini: con le prime si attacca all'intestino per succhiare, con i secondi rimane aggrappata. Alla testa fa seguito un colletto che produce sempre nuovi segmenti detti proglottidi dotati di testicoli e di ovaie. E' interessante notare che le aperture genitali delle proglottidi sono alternativamente a destra e a sinistra. Poichè il parassita molto lungo e ripiegato su s stesso, avviene la fecondazione dell'ovulo di una proglottide da parte degli spermatozoi di un'altra, cos che alla fine le proglottidi non sono altro che sacchetti pieni di uova fecondate. Queste vengono espulse con le feci e per terra si disgregano lasciando libere le uova. Se il maiale le mangia, da esse nasce la larva che attraverso vari percorsi dell'organismo si sparge annidandosi nei muscoli, alcune moriranno altre resteranno vive diventando un cisticerco. L'uomo che mangia questa carne assumerebbe anche il cisticerco che una volta arrivato nell'intestino si attacca alla mucosa e il processo ricomincia. Le tenie del cane hanno un ciclo simile, tra le pi importanti ricordiamo: la tenia saginata, detta inerme perchè senza uncini; la tenia marginata, che si può ritrovare nell'intestino tenue del cane (presenta uncini); la tenia cucumerina, detta anche difillidio canino, molto frequente; la tenia echinococco, agente di grave zoonosi (trasmissibile all'uomo); la tenia cenuro, lunga circa 50 cm., ecc.       indice

 

 

Le Pulci del cane e del gatto                  

         

Introduzione: cosa sono le pulci.          

Dal punto di vista zoologico le pulci sono degli artropodi, più specificamente degli insetti che nel corso dell’evoluzione si sono adattati alla vita parassitaria perdendo l’attitudine al volo e sviluppando degli arti molto potenti che consentono di effettuare dei salti molto lunghi. Le pulci del cane e del gatto appartengono quasi sempre al genere Ctenocephalydes spp.  

 pulce adulta

 All’osservatore le pulci appaiono come degli animaletti neri o più spesso marroni che camminano e a volte saltano sul mantello dei nostri animali. A causa del loro colore è molto più frequente identificarle nei soggetti a pelo chiaro che in quelli scuri. Sul mantello degli animali infestati si vede inoltre un gran numero di puntini neri depositati sul pelo. Queste sono le feci delle pulci. Se vengono sciolte in acqua o strofinate su un foglio bianco assumeranno un colore chiaramente rosso, il colore del sangue dei nostri animali di cui le pulci si nutrono.

Negli animali con infestazioni massive è facile riscontrare sia i parassiti che le loro feci. Negli animali con infestazioni limitate capita di non riuscire a identificare i parassiti e rinvenire solo le feci.

I gatti inoltre con la loro attività di toelettatura sono in grado di ingerire oltre il 70% delle pulci che ospitano sul loro mantello, quindi anche in questo caso spesso e volentieri un esame del pelo metterà in evidenza solo le feci.

Il ciclo biologico delle pulci ovvero come mai gli animali prendono le pulci:

 

Il ciclo biologico della pulce è diviso in una fase “a vita libera” e una fase parassitaria vera e propria. Comprendere il ciclo delle pulci è importante per capire come prevenirle e per sapere di cosa bisogna preoccuparsi e di cosa no.

Le pulci adulte che vivono su un ospite si accoppiano tra di loro e le femmine producono le uova, queste vengono depositate sul mantello dell’animale e cadono successivamente a terra; il luogo dove queste uova si accumulano è logicamente quello in cui l’animale passa parecchio tempo, quindi il suo ricovero, la sua cuccia o l’angolo (all’aperto o in casa) che l’animale predilige per riposare.

Una volta a terra le uova si schiudono liberando le larve che vivono a terra e trovano il loro ambiente ideale nei tessuti, nella moquette e nei tappeti. Le larve si nutrono degli escrementi delle pulci adulte che cadono dal mantello dell’ospite e di altri materiali organici. Dopo un certo periodo le larve mutano in pupe e successivamente in insetti adulti che possono resistere a digiuno per un breve periodo dopodichè devono salire sull’ospite (il cane o il gatto) per nutrirsi e riprodursi.

 pulce - ciclo biologico

 

Uova, larve e pupe sono molto difficili da eliminare con lavaggi e trattamenti insetticidi a causa della loro tendenza a “ripararsi” nelle fibre e nei tessuti.

larva di pulce

 

pupe di pulce

 

Una pulce adulta vive sul suo ospite e lì muore, se una pulce adulta passa su un altro ospite (animale o uomo) muore senza riuscire a nutrirsi.

Questa analisi del ciclo vitale della pulce ci fa capire come L’INFESTAZIONE AVVIENE SEMPRE A SEGUITO DELLA PERMANENZA DEL SOGGETTO IN UN AMBIENTE INFESTATO. Quindi non ci sono pericoli per chi ad esempio porta il cane a passeggio e questi ha contatti occasionali con altri cani in quanto le pulci adulte raramente passano da un ospite all’altro e non sopravvivono mai al passaggio.

Viceversa non è raro che un animale trattato nei confronti delle pulci adulte che ha sul mantello dopo qualche mese sia di nuovo infestato. Non è che il trattamento non abbia funzionato, ma le larve che erano presenti nell’ambiente sono maturate e sono risalite sull’ospite
 

L’infestazione da pulci

 

Una volta salite sull’ospite le pulci si rivelano estremamente fastidiose e pericolose.

I meccanismi attraverso i quali le pulci possono arrecare danno ai nostri animali sono tre:

1) Azione diretta: le pulci quando presenti in gran numero determinano prurito all’animale con tutte le sue conseguenze: perdita di pelo e lesioni cutanee; inoltre la presenza di notevoli quantità di pulci su animali molto giovani o denutriti può portare a deperimento l’animale sia per la sottrazione di sangue, sia perché il prurito può essere tale da impedire al soggetto di alimentarsi.

2) Reazione allergica: alcuni animali (sia cani che gatti) risultano allergici alla saliva delle pulci. Quando una pulce morde un soggetto allergico questi sviluppa un prurito importante soprattutto a livello dei fianchi, della regione lombare e sacrale e dell’interno delle cosce. L’animale spesso perde il pelo in queste regioni e sviluppa delle infezioni cutanee anche molto gravi. Questi animali raramente sono infestati da molte pulci ma d’altra parte basta una sola pulce per scatenare la reazione.  

3) Trasmissione di malattie infettive o parassitarie: le pulci possono veicolare batteri e parassiti pericolosi per noi e per i nostri animali.

Il parassita più frequente è la tenia del cane e del gatto il cui nome scientifico è Dypilidium caninum. Le uova della tenia sono veicolate dalle pulci e contagiano l’animale (e l’uomo) che ingerisce le pulci. Il gatto quindi è particolarmente predisposto a questo problema a causa del suo comportamento di toelettatura. QUANDO UN CANE O UN GATTO HANNO LA TENIA E’ FONDAMENTALE TRATTARLI SEMPRE ANCHE NEI CONFRONTI DELLE PULCI. Il controllo di questa malattia si ottiene con trattamenti antipulci regolari e ovviamente evitando di ingerire le pulci (insegnare ai bambini che bisogna sempre lavarsi le mani dopo aver giocato con un animale e MAI mettere le mani in bocca)

Un’altra malattia nella cui trasmissione è implicata la pulce è la cosiddetta malattia da graffio del gatto causata da un microrganismo chiamato Bartonella henselae. Questa vive nel sangue del gatto e viene ingerita dalle pulci. Il gatto con le unghie sporche di feci delle pulci può trasmettere la malattia ai soggetti che graffia.  Questa malattia nel gatto è quasi sempre inapparente (il gatto è portatore dell’agente ma non si ammala). Nell’uomo, soprattutto se affetto da disturbi a carico del sistema immunitario (AIDS,chemioterapia,trapianti d’organo) invece può manifestarsi con febbre, gonfiore nel punto di inoculo (il punto del graffio) e disturbi a carico dei vasi linfatici e dei linfonodi che drenano la regione coinvolta.

Anche in questo caso la chiave della prevenzione è il trattamento sistematico contro le pulci.

Il controllo dell’infestazione da pulci

 

Il controllo (in pratica il trattamento antipulci) deve essere mirato alla distruzione delle pulci adulte presenti sul nostro beniamino e a ridurre al minimo le possibilità che contragga nuove infestazioni.

Il trattamento nei confronti delle pulci adulte viene effettuato tramite l’uso di prodotti antiparassitari che sono presenti in commercio sotto diverse forme.

Shampoo e bagni medicati possono essere efficaci e in cani molto infestati sono validi per il rapido sollievo che possono dare nei confronti del prurito.

I collari antipulci spesso sono delle soluzioni comode ma la loro efficacia tende a diminuire col tempo. Alcuni animali inoltre hanno lo spiacevole vizio di togliersi il collare e mangiarselo rischiando anche di intossicarsi.

I prodotti sotto forma di spray (irrorare il pelo e poi massaggiarlo) o di spot-on (applicare il prodotto sulla cute tra le scapole dopo aver scostato il  pelo) sono quelli che attualmente vanno per la maggiore. Esistono in commercio vari prodotti molto efficaci. E’ fondamentale rispettare le modalità d’uso (utilizzare una quantità di prodotto adeguata alla taglia dell’animale e mantenere gli intervalli prescritti tra le somministrazioni) .

Esistono anche prodotti da somministrare per bocca o per iniezione. Questi prodotti possono essere utili in alcune situazioni particolari e vanno utilizzati dopo prescrizione del medico veterinario.

Soggetti con pelo lungo o nodoso possono trarre giovamento dall’abbinamento tosatura+bagno+trattamento antipulci.

Contestualmente al trattamento nei confronti delle pulci adulte bisogna trattare le patologie correlate (tenia,prurito,infezioni cutanee) quindi si consiglia caldamente una visita veterinaria per tutti i soggetti infestati dalle pulci o dalla tenia e si raccomanda di chiedere lumi e indicazioni sulla profilassi antipulci in occasione delle visite di routine per vaccinazioni o altro.

Dopo avere eliminato le pulci adulte presenti sul nostro beniamino bisogna impedire che si infesti nuovamente e qui la faccenda si fa più complicata.

Intanto se si possiede più di un animale E’ FONDAMENTALE TRATTARE TUTTI I SOGGETTI CONTEMPORANEAMENTE anche se alcuni potrebbero sembrare non infestati, abbiamo visto infatti come un mantello scuro o una pulizia adeguata può nascondere l’infestazione.

Se ci sono cucce o ricoveri bisogna pulire molto a fondo, disinfestare con prodotti adeguati e laddove possibile distruggere coperte,plaid o altri accessori che possono fare da “nido” al uova, larve e pupe.

La scelta degli insetticidi non deve essere casuale, i migliori risultati si ottengono con i cosiddetti “piretroidi microincapsulati” per cui vale la pena di informarsi (veterinario) prima di fare acquisti.

Bisogna dire che seppure questi prodotti riducono notevolmente la carica infestante raramente riescono a eliminarla, quindi vanno sempre abbinati a trattamenti sull’animale.

Chiaramente laddove ci sono concentrazioni di animali (canili,allevamenti e pensioni) il loro uso è un aiuto fondamentale per contenere al massimo il rischio di infestazione.

Un’altra strada che in alcuni casi è possibile percorrere è quella che prevede la somministrazione agli animali di prodotti che inibiscono la schiusa delle uova e lo sviluppo delle larve di pulce (prodotti larvicidi).

In pratica questi prodotti vengono somministrati all’animale, le pulci succhiando il sangue assumono questo prodotto e non muoiono ma iniziano a produrre uova sterili o uova da cui usciranno larve troppo deboli per sopravvivere.

Lo scopo che si prefiggono questi prodotti (che vanno sempre adoperati in associazione con il trattamento tradizionale) è quello di ridurre gradatamente la popolazione di larve nell’ambiente e quindi il rischio di infestazione.

Sebbene questi prodotti siano di libera vendita un loro efficace utilizzo non è così intuitivo come si potrebbe pensare e soprattutto non sono molti i casi in cui possibile applicarli con ragionevoli possibilità di successo. Quindi anche in questo caso è fondamentale sentire il parere del veterinario per evitare acquisiti inutili e sforzi vani.

E’ giusto in chiusura sottolineare come a tutt’oggi il protocollo più efficace nei confronti delle pulci sia il trattamento sistematico di tutti gli animali conviventi ogni 40-60 giorni associato a una buona igiene ambientale.

Quando andare dal veterinario:

 

Per quanto riguarda le pulci i motivi di visita veterinaria più frequenti sono i seguenti:

. Presenza evidente di pulci adulte o delle loro feci sul mantello

. Presenza di prurito, perdita di pelo o dermatite (possono anche avere cause diverse dalle pulci ma sicuramente meritano una visita)

. Presenza nelle feci di proglottidi (segmenti) di tenia. Appaiono come degli esserini bianchi, grandi poco più di un chicco di riso,all’inizio quando sono freschi si muovono, poi seccano e diventano giallognoli. Possono anche fare capolino dall’ano dell’animale o essere presenti nelle immediate vicinanze.

Inoltre a scopo preventivo si consiglia di chiedere consigli sulla profilassi antipulci in occasione dei controlli annuali, e in particolare

. In caso di convivenza tra più animali o in caso di animali che condividono alcuni spazi con animali altrui o randagi (soprattutto gatti)

. In caso di presenza in casa di bambini, anziani, ammalati o immunodepressi

. Dopo l’acquisto o l’adozione di un cucciolo o di un animale adulto.

FAQ: Ovvero a costo di essere ripetitivo rispondo a qualche domanda:

 

Caso 1. “Il veterinario mi ha detto che il mio cane (gatto) è allergico alle pulci. Ma non è vero, perché il mio cane (gatto) le pulci non le ha”

 

Questa è un’affermazione che ci sentiamo rivolgere spesso. La dermatite allergica da pulci spesso consegue al morso di una o poche pulci, e talvolta la pulce incriminata può essere morta, essere stata ingerita (soprattutto dal gatto) o semplicemente sfuggire all’osservazione. L’allergia al morso di pulce infatti si sviluppa quasi sempre in animali con infestazioni lievi. Quelli con infestazioni massive evidentemente non sono allergici, altrimenti morirebbero per lo shock.

 

Caso 2. “Perché devo fare il trattamento antipulci anche d’inverno?”

 

In alcuni casi, soprattutto negli animali che vivono in casa il trattamento antipulci deve essere effettuato tutto l’anno, perché le uova e le larve che normalmente si sviluppano solo a temperature primaverili/estive trovano negli ambienti tiepidi delle nostre case (e quindi dei ricoveri dei nostri animali) temperature di 15-20 gradi anche d’inverno.

 

Caso 3. “Al posto del trattamento con le fialette (o con lo spray) non posso usare un collare antipulci?”

 

Sì, ma ad alcune condizioni: 1) Utilizzare solo un prodotto sicuro, di un’azienda nota e presente da anni sul mercato (chiedere consiglio al veterinario).  2) Cambiare il collare con la frequenza indicata dal foglietto illustrativo. 3) Controllare che l’animale tolleri bene il collare e non manifesti reazioni negative né a livello generale né a livello della regione del collo. 4) Assicurarsi che il nostro amico non abbia il vizio di togliersi il collare e mangiarselo perché l’ingestione di un collare antipulci è molto pericolosa.

 

Caso 4. “Se porto il mio cane ai giardinetti e gioca con gli altri cani prende le pulci?”

Caso 4 bis. “Se il bambino gioca col cane (gatto) prende le pulci?”

 

Il contatto tra animali (o tra uomo e animale) non causa il passaggio dell’infestazione da pulci perché le pulci adulte raramente abbandonano l’ospite e se lo abbandonano non sono in grado di infestarne un altro. IL CONTAGIO AVVIENE SOLO QUANDO UN SOGGETTO FREQUENTA UN AMBIENTE INFESTATO DA LARVE DI PULCE OVVERO IL RICOVERO DI UN ANIMALE CON LE PULCI.

Il bambino quindi non rischia di prendere le pulci. Però se dopo aver giocato col cane o col gatto si mette le mani in bocca senza averle lavate può accidentalmente ingerire una pulce e quindi rischiare di prendere la tenia.    indice

Displasia dell'anca ed altre patologie articolari
(31 - 12 - 2003)

La displasia dell'anca è una patologia articolare, che colpisce cani di taglia medio-grande e raramente alcuni gatti di razza.
Consiste in una incongruenza delle superfici articolari (la testa del femore e l'acetabolo, cavità dell'anca che deve accogliere la testa del femore), per cui si instaura una lassità articolare, responsabile dei segni clinici della malattia, fin dall'età precoce (dolore, zoppia, microfratture ed artrosi...).
E' oramai noto che si tratti di una malattia su base genetica, ma che riconosce anche numerosi altri fattori, come la rapida crescita scheletrica non accompagnata da una adeguata massa muscolare, l'alimentazione , l'esercizio fisico, eventuali traumi.
La diagnosi si basa sui dati anamnestici, sulla visita ortopedica e su studi radiografici.
Essendo una patologia molto diffusa, progressiva e spesso dolorosa, è bene che tutti i soggetti di taglia medio-grande o gigante vengano sottoposti a controlli radiografici precoci, entro i 6 mesi di vita, per evidenziare la patologia articolare al suo esordio ed intervenire dove necessario.
Le radiografie vanno fatte in anestesia generale, perchè sono necessari dei posizionamenti particolari dell'articolazione.
Il trattamento verrà scelto in base al grado di displasia e all'età del paziente. Accanto alla terapia ambientale e nutrizionale, si effettua il trattamento chirurgico, che può andare dall'osteotomia correttiva (triplice osteotomia pelvica), per la correzione degli angoli articolari, alla protesi totale d'anca, con sostituzione totale delle porzioni articolari interessate.  
 indice

DISPLASIA DEL GOMITO

Con questo termine, si comprendono numerose alterazioni dello sviluppo dell'articolazione del gomito, che conducono a manifestazioni intensamente dolorose e zoppie di vario grado
Analogamente a quanto detto per quella dell'anca, la displasia del gomito è una patologia dell'articolazione, con alterazione delle superfici articolari; riconosce anche questa una base genetica, influenzata da diversi fattori ambientali, nutrizionali, traumi etc.
Essendo estremamente varie le possibili alterazioni (anomalie dello sviluppo della cartilagine articolare, mancata unione o frammentazione dei processi articolari, lussazioni congenite etc.) sono richieste, oltre ad una approfondita visita ortopedica, radiografie della parte, in più proiezioni, in anestesia generale. I tipi di cani predisposti, sono sempre soggetti giovani di taglia media-grande o gigante. Pertanto in genere consigliamo di effettuare in una unica seduta anestesiologica, sia le radiografie per il controllo dell'anca che del gomito.

Il trattamento è in relazione al tipo di lesione riscontrata; accanto alla terapia
cosiddetta conservativa, quindi con moderato esercizio fisico, dieta controllata, si ha l'intervento chirurgico, che prevede un curettage della articolazione e rimozione degli eventuali frammenti articolari non saldatisi.   indice



SPALLA

Anche la spalla può essere sede di importanti patologie articolari su base genetica, che possono causare dolorose zoppie.
Per la diagnosi vale quanto detto per le altre patologie articolari. Anche in questo caso, il trattamento chirurgico consiste sostanzialmente in un curettage dell'articolazione e alla rimozione di eventuali frammenti liberi.

 indice

Sindrome Urologia Felina (FUS)

La sindrome urologia felina (FUS) è una patologia dell'apparato urinario che si riscontra prevalentemente nei gatti e con maggiore frequenza nei gatti maschi, nei quali può addirittura portare a morte l'animale in seguito alla eventuale ostruzione totale dell'uretra che la presenza di questi calcoli possono causare. Non si conosce la causa precisa che porta alla formazione di queste formazioni calcaree, anche perché il tipo di materiale che li costituisce, a volte è di diversa natura, ed in alcuni casi in uno stesso paziente possono essere ritrovati contemporaneamente calcoli costituiti da diverso materiale. 
Intanto è importante che si possa differenziare se ci troviamo in presenza di tappi uretrali oppure in presenza di uroliti. 
I tappi uretrali, indicati pure come "tappi costituiti da elementi minerali e matrice", perché se messi in acqua o soluzione fisiologica si ha una dispersione dei sali minerali e rimane un materiale gelatinoso che costituisce la matrice. Questi tappi hanno una consistenza pastosa, molle, sono facilmente deformabili e presentano una forma allungata, in quanto assumono la forma dell'uretra e se spinti verso l'esterno possono fuoriuscire come dei piccoli filamenti che prendono la forma ed il diametro dell'orifizio uretrale esterno e si riscontrano quasi esclusivamente nei gatti maschi, non sappiamo se per una predisposizione genetica e/o strutturale delle vie urinarie o perché nelle femmine vengono eliminati con maggiore facilità con la minzione rispetto ai gatti maschi per la maggiore difficoltà che hanno a portarsi all'esterno lungo il percorso a volte tortuoso dell'uretra. 
All'esame radiografico, per il tipo di composizione che hanno, non sono molto evidenti e spesso non lo sono affatto. 
Gli uroliti, invece, hanno una consistenza molto dura, calcarea, simile a quella del marmo, hanno una ben precisa organizzazione policristallina con la presenza spesso di un nucleo interno sul quale con andamento laminare si sono accresciuti i calcoli. 
Di solito, questo tipo di calcoli nel gatto, sono localizzati all'interno della vescica, e quelli di piccolo diametro possono inserirsi in uretra e causare delle ostruzioni, specialmente quando sono di piccolissimo diametro, e sono tanti da simulare la presenza vera e propria di sabbia a livello della vescica. 
Il tipo di calcoli che si riscontrano con maggiore frequenza nel gatto, sono i calcoli di struvite e con minore frequenza secondo le statistiche, si possono ritrovare calcoli di urato di ammonio, acido urico, fosfato di calcio ed ossalato di calcio. 
Con una certa frequenza si è visto che le infezioni della vescica, o del resto del tratto urinario causate da germi ureasi-produttori, possono predisporre alla formazione di calcolosi vescicale. 
I principali sintomi che vengono osservati dai proprietari dell'animale e che fanno sì che questi portino l'animale in ambulatorio per una visita sono le difficoltà ad urinare (il gatto si mette in posizione sulla lettiera e vi rimane per più tempo urinando poco e spesso), la presenza di sangue nelle urine, e la presenza di cristalli nelle urine che possono portare alla ostruzione completa dell' uretra, cosa che impedisce completamente al gatto di urinare. 
In presenza di uno di questi sintomi è opportuno far visitare appena possibile l'animale per poter escludere una eventuale ostruzione uretrale, ostruzione che una volta esclusa ci mette nelle condizioni di ricercare con maggiore tranquillità le altre cause che possono portare a questo tipo di sintomatologia. 

 indice

Convulsioni

Gli attacchi convulsivi possono essere sporadici o continui e si possono presentare con o senza perdita di coscienza da parte dell` animale, aumento della salivazione, perdita della coordinazione dei movimenti, contrazioni muscolari e "movimenti di pedalamento", perdita di feci e urine. Le cause possono essere molteplici: 
tossiche(p.e. stricnina) 
infettive (cimurro, tetano) 
metaboliche (ipoglicemia) 
idiopatiche (epilessia) 
strutturali (neoplasie,idrocefalo) L` epilessia idiopatica di solito si manifesta tra uno e tre anni di età, con crisi sporadiche molto spesso cicliche (mensili) e gli attacchi convulsivi in genere si esauriscono da soli. Il veterinario può prescrivere dei farmaci per evitare l`insorgenza delle crisi e per attenuarne i sintomi. Negli altri casi gli attacchi convulsivi possono ripetersi rapidamente e se non cessano in 3-5 minuti o aumentano di frequenza e intensità, è necessario ricorrere a terapie d`urgenza per evitare danni all`organismo, legati agli effetti collaterali quali ipertermia, acidosi, edema cerebrale. La cosa più importante è evitare che l`animale si provochi autotraumatismi ma non mettetegli mai le vostre mani in bocca. 
Nel caso siano convulsioni di origine tossica, infettiva o tumorale la prognosi è sempre riservata, mentre nel caso delle epilessie i moderni trattamenti farmacologici danno ottimi risultati almeno per quanto riguarda il controllo delle convulsioni.  
 indice

 

Diabete Mellito

Il diabete mellito è una patologia causata da un deficit dell’ormone insulina che viene prodotto dalla parte endocrina del pancreas. Questo deficit si manifesta in una diminuzione dell’utilizzazione del glucosio ed in un’alterazione del metabolismo dei grassi e delle proteine da parte dei tessuti particolarmente in quelli muscolare, adiposo ed epatico.

Viene comunemente identificato dai seguenti 4 sintomi:

Poliuria (maggior quantità e frequenza nell'urinare)

Polidipsia (bere molto)

Polifagia (mangiare molto)

Perdita di peso

Le alterazioni metaboliche, in carenza di Insulina, riguardano non solo il metabolismo degli zuccheri ma anche quello dei grassi e delle proteine. Infatti se le cellule non riescono a sfruttare sufficientemente il glucosio quale fonte energetica, ripiegano sullo sfruttamento dei grassi di deposito (i grassi vanno immaginati come una quota energetica accantonata dall’organismo per i momenti di bisogno). Lo sfruttamento dei grassi di deposito, in carenza di glucosio, non è efficiente al massimo, cioè non vengono bruciati del tutto ma sottoposti ad una combustione parziale, come se in un motore diesel il gasolio venisse bruciato solo in parte e si formassero così dei fumi con una significativa diminuzione del rendimento. Ragionando sempre in termini automobilistici, il glucosio va immaginato, nei processi metabolici dell’organismo, come la scintilla scoccata dalle candele , i grassi sono ovviamente il carburante ed i fumi sono, invece, i corpi chetonici, sottoprodotti della incompleta combustione dei grassi.

Incidenza della patologia

L’incidenza del diabete sia nel cane che nel gatto è circa di un caso ogni 400-500 animali;: sono maggiormente colpiti gli individui di età compresa fra 4 e 14 anni ed in particolare quelli d’età compresa fra il 7°ed il 9° anno.

Per quanto riguarda il sesso, risultano maggiormente colpite le femmine nella specie canina ed i maschi nella specie felina. .Fra le razze quelle maggiormente predisposte sono: Pinscher, Puli, Cairn terrier, Barboncino, Bassotto, Beagle, Schnautzer nano, Dachshund, Keeshund e Golden retriever.

Fattori scatenanti/adiuvanti

1. Patologie pancreatiche: Possono essere sia patologie che colpiscono direttamente la parte endocrina dell’organo (quella cioè deputata alla produzione ormonale compresa quella dell’insulina), sia patologie che, colpendo inizialmente la parte esocrina del pancreas, interessano secondariamente la parte endocrina. Il pancreas è una ghiandola a secrezione mista. La maggior parte di questa ghiandola è deputata alla produzione di diversi enzimi e succhi digestivi che si riversano nell’intestino tenue attraverso un sistema di dotti (parte esocrina), mentre una piccola parte dell’organo è deputata alla produzione di ormoni che vengono riversati direttamente nel circolo sanguigno (parte endocrina) e suo tramite raggiungono le cellule bersaglio situate anche a grande distanza.
2. Malattie virali: Sembra appurato che almeno il Parvovirus canino sia capace di promuovere la comparsa del diabete in individui geneticamente predisposti (anche il Coronavirus sembra poter determinare patologie pancreatiche).
3. Fenomeni autoimmuni: Si tratta di patologie scatenate dal sistema immunitario dell’animale che riconosce erroneamente i propri tessuti come se fossero estranei e li combatte producendo anticorpi contro di essi.

4. Cause ormonali: Fra gli ormoni che promuovono il diabete possiamo ricordare:
Il Progesterone, ormone sessuale importante nella gravidanza ma che può anche entrare nella composizione di diversi preparati farmacologici; induce la produzione di un altro ormone, l’ormone della crescita, il quale neutralizza l’insulina. Un aumento della produzione di ormone della crescita si verifica nelle patologie, anche di tipo neoplastico, a carico della ghiandola Ipofisaria, sede principale della produzione di tale ormone.
Corticosteroidi: La loro produzione, aumenta in molte occasioni fra cui ricordiamo il morbo di Cushing (patologia a carico delle ghiandole surrenali); ciò provoca un eccessivo stimolo alla produzione di insulina che, a lungo andare ne determina l’esaurimento. Effetto analogo si può avere anche dopo trattamenti prolungati con cortisonici.

5. Farmaci: Oltre ai cortisonici ( corticosteroidi di sintesi) possiamo ricordare i seguenti:

Clorpromazina :Un tranquillante - sedativo maggiore.

Fentoina: Antiepilettico

Furosemide: Diuretico antipertensivo

Tiazidi.

6. Obesità: nell’animale obeso le cellule risultano meno sensibili all’azione dell’insulina. Di conseguenza per ottenere un effetto ne viene prodotta di più e ciò può portare ad esaurimento delle capacità produttive dell’ormone.

Complicazioni a lungo termine del diabete

Nel diabete cronico, nonostante sia stata iniziata precocemente una adeguata terapia, possono subentrare, col tempo, delle complicazioni. Le più frequenti sono :
1. Cataratta ed alterazioni retiniche: sono patologie che si osservano principalmente nel cane. Nonostante il trattamento, infatti, non si riesce a controllare in maniera perfetta la glicemia che spesso presenta delle variazioni anche consistenti con punte rilevanti di iperglicemia.
In questi episodi il glucosio in eccesso una volta che sia penetrato nell’umor acqueo (il liquido presente fra le diverse strutture del globo oculare) viene convertito in una sostanza, il sorbitolo, che a differenza del glucosio rimane imprigionata. La presenza del sorbitolo determina un richiamo di molecole di acqua ed un aumento della pressione interna del globo provocando lesioni alle strutture del cristallino (il cristallino è la lente che convoglia i raggi luminosi sulla retina). Ne deriva ,quindi, la caratteristica opacità (cataratta), che spesso costituisce il motivo per il quale l’animale viene portato ad un controllo veterinario. La maturazione della cataratta è veloce sicché è importante una pronta terapia al fine di limitare la progressione della patologia; in caso contrario si avrebbe una perdita difficilmente reversibile della capacità visiva.
Oltre alle lesioni a carico del cristallino si possono instaurare, con minore frequenza, anche lesioni a carico della retina (il tessuto sensibile alle radiazioni luminose che traduce gli stimoli visivi in impulsi da inviare al sistema nervoso centrale): Tali patologie aggravano notevolmente la prognosi per la riacquisizione della funzione visiva.
2. Pancreatiti: Se è vero che i processi infiammatori a carico della parte esocrina del pancreas possono determinare una alterazione diabetogena, provocando danni alla parte deputata alla produzione ormonale, è pure possibile, nei soggetti diabetici, il fenomeno inverso. Il diabete può, infatti, generare delle alterazioni metaboliche che possono determinare episodi di pancreatite (infiammazione del pancreas) che danno sintomi spesso anche gravi, come: dolore addominale acuto ed importante, vomito, mancanza assoluta di appetito.
3. Steatosi epatica (accumulo patologico di grassi nel fegato): abbiamo già visto come nel diabete, in carenza di glucosio intracellulare, l’organismo utilizzi i grassi di deposito aumentandone la mobilizzazione. I grassi che il fegato dovrebbe trattare rendendoli più facilmente utilizzabili, nel diabete si accumulano a livello epatico. L’aumento nelle dimensioni del fegato è, infatti, un riscontro comune in corso di diabete.
4. Chetoacidosi: Tale fenomeno, sulla cui genesi si è accennato in precedenza, è da considerarsi una complicanza grave che va scongiurata attraverso un continuo monitoraggio del tasso ematico ed urinario dei corpi chetonici (acetone, acido acetacetico, acido b -idrossibutirrico) che rivelano l’efficacia della terapia insulinica.
5. Infezioni batteriche: Il soggetto diabetico è più sensibile alle infezioni specialmente a carico dell’apparato urinario, respiratorio e tegumentario. A loro volta i batteri possono favorire la comparsa della chetoacidosi
6. Neuropatie (sofferene neurologiche): Le alterazioni a carico del sistema nervoso si manifestano con diversi sintomi quali debolezza, bassa reattività agli arti, difetti di andatura, involuzione muscolare. Risulta anche ridotta la capacità del sistema nervoso di trasmettere gli stimoli probabilmente a causa di un accumulo di sorbitolo nelle cellule costituenti la guaina "isolante" che avvolge i nervi.
7. Nefropatie (sofferenze renali)
8. Turbe all’apparato gastroenterico: Le disfunzioni neurologiche viste in precedenza sono responsabili, almeno in parte delle turbe gastroenteriche. Lo svuotamento dello stomaco e la progressione degli alimenti nell’intestino risultano rallentate: ciò favorisce un abnorme sviluppo della flora batterica residente e, con sintomi che includono dolore addominale, inappetenza, vomito, gonfiore addominale, alitosi, e diarrea acquosa scura più o meno grassa.

Controllo del diabete mellito

Il controllo del diabete mellito si avvale sia dell’impiego di farmaci che di un rigoroso controllo della dieta, dell’esercizio fisico, dello stile di vita e, dell’ovarioisterectomia delle femmine intere.
1. Terapia insulinica sostitutiva: Lo schema terapeutico più efficace per il controllo del diabete consiste nella somministrazione di insulina esogena, con diverse modalità, allo scopo di compensare lo stato di carenza dell’ormone naturale. Tuttavia è necessario sottolineare come la sommistrazione di insulina di sintesi ad orari prefissati non possa riprodurre esattamente le variazioni fisiologiche del tasso di tale insulina endogena che si verificano durante la giornata e che dipendono da una molteplicità di fattori. La terapia ha, pertanto, lo scopo.di normalizzare approssimativamente la glicemia, di controllare i sintomi, di limitare la progressione della malattia e le sue complicanze a lungo termine.

Le preparazioni di insulina attualmente disponibili sono essenzialmente di 3 tipi

Insulina a breve durata d’azione

Insulina ad azione intermedia

Insulina a lunga durata.


Le modalità di somministrazione dipendono dal tipo del preparato scelto e dalla risposta dell’animale al trattamento.
2. Farmaci ipoglicemizzanti per uso orale: trovano un limitato impiego in medicina veterinaria nei casi di diabete non insulino-dipendente.
3. Misure dietetiche: E’ assolutamente importante mantenere un regime alimentare costante per qualità e quantità. Negli animali cui è stato diagnosticato il diabete. Spesso risulta difficile preparare una razione giornaliera costante per composizione perciò il ricorso ad un mangime preconfezionato di ottima qualità appare più che giustificato. La quantità iniziale dovrà tenere conto delle condizioni dell’animale: i soggetti cachettici (stato di profondo deperimento organico) dovranno riuscire a guadagnare gradatamente il peso-forma mentre quelli obesi dovranno perdere l’eccesso per migliorare la risposta tissutale all’insulina il cui dosaggio andrà adattato quindi alle variazioni del peso corporeo.
Quanto alla composizione, andranno evitati i cibi eccessivamente morbidi (favoriscono il balzo post-prandiale, cioè l’aumento della glicemia a seguito dell’ingestione del cibo); la quota calorica di mantenimento nell’animale dovrà essere mantenuta costante; la quota in zuccheri solubili dovrà essere bassa , e si dovrà assicurare un buon apporto di fibra che consente una più graduale liberazione degli zuccheri costitutivi. La razione giornaliera andrà infine frazionata almeno in due pasti, uno ogni 12 ore, in concomitanza alla somministrazione dell’insulina o del farmaco ipoglicemizzante per uso orale ( le modalittà di somministrazione dei pasti saranno diverse a seconda del tipo di insulina utilizzato).
4. Esercizio fisico: Visto che questo influisce notevolmente sulle richieste di insulina, si dovrà tentare di mantenerlo costante.
5. Ovarioisterectomia: L’asportazione chirurgica delle ovaie nelle femmine con diabete mellito è imperativo per eliminare una fonte di progesterone endogeno. L’intervento andrà fatto non appena le condizioni organiche del paziente lo permettano. Il motivo che sta alla base di questa scelta è la liberazione di ormoni che antagonizzano l’insulina e rendono il controllo della glicemia molto difficoltoso, durante il proestro (la fase del ciclo sessuale che precede il "calore") e l’estro (calore), questi ormoni sono rispettivamente estrogeni e progesterone. Anche la gravidanza risulta molto rischiosa., sia per motivi ormonali che per lo stress e l’aumento delle richieste energetiche, e spesso sfocia in grave stato chetoacidosico.   
 indice

 

L' insufficienza renale nei piccoli animali

L'insufficienza renale: , la forma acuta
L' insufficienza renale è l'incapacità da parte dell'organo a svolgere le proprie funzioni:
Depurazione dalle scorie provenienti dal catabolismo 
Regolazione dell'emopoiesi attraverso la produzione dell’ormone eritropoietina 
Regolazione della pressione sanguigna attraverso la produzione dell’ormone renina che, attraverso l’attivazione della catena renina – angiotensina – aldosterone porta alla riduzione della quota liquida escreta dal rene grazie alla costrizione arteriolare che consegue inoltre ad aumento della pressione sanguigna.
la relativa incapacità depurativa comporta un aumento delle concentrazioni di urea nel sangue, questo esita in acidosi e in danni di entità variabile alle funzioni cerebrali, evolventesi nei casi più gravi da stati di atassia fino al coma uremico o exitus.
Quando tale defaillance si sviluppa in un periodo inferiore ai 3 mesi allora è definita come Insufficienza Renale Acuta (IRA).
Se ne riconoscono tre forme, a seconda dell’origine della perturbazione che la provoca:
Pre-renale, dovuta a disturbi che riducono la pressione sanguigna e con essa la perfusione renale (shock, disidratazione, diarrea profusa, emorragie, enemia, insufficienza cardiaca avanzata). 
Renale, conseguente a lesioni estese ad entrambi i reni (danni ai capillari del glomerulo renale, alle vie escretrici, agli spazi di filtrazione dovute a traumi, batteri, tossici, etc.) 
Post-renale, od ostruttiva, in cui la pressione nel tubulo renale aumenta a causa di un’ostruzione alle vie escretrici: calcoli, ipertrofia prostatica stenosante, neoplasie, etc.) 

L’ insufficienza riconosce quindi cause essenzialmente:
Funzionali, caratterizzate da oliguria ad alto peso specifico, iperazotemia (essenzialmente si tratta di forme prerenali) e con insorgenza rapidissima. 
Organiche, con oliguria a basso peso specifico, ritenzione di scorie azotate con modica iperazotemia, creatninemia moderatamente aumentata; queste, se protratte nel tempo conducono alla insufficienza renale cronica IRC, di cui parlerò in un prossimo intervento. 
Lo sviluppo della patologia è distinto in tre fasi:
Induzione: si verifica l’insulto causale e si ha la comparsa dell’iperazotemia, dell’oliguria o in alcuni casi di una poliuria. 
Mantenimento: il rene inizia a perdere la proprie capacità funzionali. 
Guarigione: Sviluppo di processi risolutivi dell’iperazotemia, della riparazione dei nefroni ed esitante nel ripristino funzionale. 
Dato che la terapia è tanto più efficace tanto più è precoce, quindi fin dai primi momenti dello stadio di induzione, il riconoscimento del processo patologico in atto è essenziale e consente di ridurre i danni ed i tempi di recupero del paziente.
La diagnosi si basa su un esame clinico completo, volto alla scoperta di sintomi quali nausea, vomito, inappetenza, vari gradi di ottundimento del sensorio, diarrea, vomito, gastroenteriti nonchè su esami delle urine e del sangue (volti alla ricerca di aumenti dei tassi di urea, creatinina ed azoto ureico).
Una volta individuata la causa si procederà alle terapie del caso:
Pre-renale: ripristino della volemia con sangue o soluzioni isotoniche. 
Renale: eliminazione delle sostanze causanti la tossicosi ed eventuale terapia antimicrobica. 
Post-renale: Eliminazione dell’ostruzione e correzione degli squilibri metabolici. 
In caso di necessità si può ricorrere a terapie sintomatiche quali la depurazione extrarenale (dialisi peritoneale) o la somministrazione di diuretici.
Un notevole passo avanti nella cura delle insufficienze renali è stato compiuto con l’invenzione ed il perfezionamento della dialisi (la mortalità nei pazienti affetti da tali patologie era superiore al 90% prima della sua introduzione); purtroppo, dati i costi ed i suoi effetti potenzialmente dannosi per il paziente si rimarca la fondamentale importanza della diagnosi precoce.

Note:

Emopioesi = Formazione e sviluppo delle cellule del sangue, in questo caso specifico i globuli rossi o eritrociti.
Atassia: mancanza di coordinazione muscolare con difficoltà di movimento.
Coma uremico0 stato di incoscienza da cui il paziente non può essere destato neanche da stimoli energici, stato letargico, in questo caso conseguente a tassi elevati di urea (con azione neurotossica).nel sangue 
Oliguria = riduzione del volume di urina emessa nelle 24 ore; inferiore a 0,27 ml./Kg./h. ( valore normale 1 – 2 ml./ Kg. Peso corporeo/ Ora)
Peso specifico delle urine: Cane 1018-1060, gatto 1018-1040 (spesso in quest’ultimo le urine hanno peso molto superiore in ragione della nutrizione o del momento climatico)
Iperazotemia: Aumento del tasso ematico di azoto di derivazione non proteica (Urea, acido urico, creatina, creatinina) sopra i 25-35 mg/100ml. 
Creatininemia: valori normali nel Cane/Gatto= 10-20 mg/l.
Poliuria in corso di insufficienza renale acuta: è dovuta ad agenti nefrotossici quali alcuni antibiotici o a ischemia di moderata entità.  
 indice



La forma cronica

E' utile ricordare che l' insufficienza renale è l'incapacità da parte dell'organo a svolgere le proprie funzioni:
Depurazione dalle scorie provenienti dal catabolismo
Regolazione dell'emopoiesi attraverso la produzione dell’ormone eritropoietina
Regolazione della pressione sanguigna attraverso la produzione dell’ormone renina e, attraverso l’attivazione della catena renina - angiotensina - aldosterone si ha la riduzione della quota liquida escreta dal rene grazie alla costrizione arteriolare, esitante inoltre in un aumento della pressione sanguigna.
Quando tale defaillance si sviluppa in un periodo superiore ai 3 mesi, comunque in un periodo molto lungo, allora è definita come Insufficienza Renale Cronica (IRC).
E' di riscontro frequente negli animali adulti ( sopra i 10 anni è di circa il 10 - 35%) e si caratterizza per la propria irreversibilità; riconosce come agenti eziologici le pielonefriti*, glomerulonefriti*, amiloidosi* (più nel gatto che nel cane), neoplasie, calcolosi, intossicazioni etc.
La funzione del nefrone* decade in modo discontinuo, con periodi di apparente guarigione e di recrudescenza, ma evolventesi verso una forma progressivamente più grave, fino al raggiungimento della quota limite del 25 - 30% di elementi funzionanti; limite oltre il quale le enormi capacità compensatorie del rene vengono meno.

L'evoluzione della patologie riconosce 4 tappe fondamentali:

1. Insufficienza latente: la capacità di concentrare le urine inizia a scemare e la quantità di urina escreta nelle 24 ore aumenta (poliuria).
2. Insufficienza renale stazionaria: si iniziano a manifestare i primi effetti, la poliuria aumenta di intensità e si riduce il peso specifico, si ha innalzamento della pressione arteriosa; acidosi ematica ed alcalosi urinaria per escrezione di bicarbonati e ritenzione di solfati e fosfati; compare un'anemia normocromica*; creatinina e azotemia aumentano, testimoniando così l'avvenuto danno renale e il suo carattere progressivo.
3. Insufficienza renale progressiva: I danni al rene raggiungono ormai livelli elevati, la capacità di filtro viene a mancare e quindi la quantità di urina "sembra" ritornare normale (pseudonormaluria); in questo stadio le sorie azotate (urea,creatinina, etc.)non vengono più adeguatamente eliminate ed iniziano così ad intossicare l'organismo. La creatininemia e l'azotemia superano di 10 volte il livello normale.

4. Uremia terminale: La ritenzione di scorie azotate raggiunge livelli elevatissimi, si evidenziano così: 

a. ragadi ed ulcere all'apparato digerente, causate dall'a zione caustica dell'urea

b. pericardite uremica, insufficienza cardiaca

c. bradipnea, per compensare lo stato di acidosi metabolica e per danni ai centri respiratori del bulbo encefalico.

d. edema polmonare

e. oliguria a basso peso specifico

f. anoressia e vomito incoercibile, per azione diretta sui centri del vomito e della sazietà a livello cerebrale.

g. turbe nervose sempre più accentuate fino alla narcosi, coma e morte.

Tranne che per le ultime fasi dello stadio terminale persiste una intensa polidipsia che, pur non essendo patognomonica deve comunques sempre indurre il sospetto della patologia in esame, quantomeno in corso di diagnosi differenziale che deve tener conto di altri disordini quali il diabete mellito, la piometra nonchè l' iperadrenocorticismo (Sindrome di Cushing); proprio quest'ultima è la discriminazione più sottile in quanto si assiste ad una sintomatologia per molti versi sovrapponibile.
Allo stato attuale non esistono valide terapie mediche per l'Insufficienza renale Cronica. L'unico approccio terpeutico è costituito da misure igienico-dietetiche, miranti a ridurre la quota di azoto proteico e sodio assunti con la dieta, nonchè nella abbondante somministrazione di liquidi. Tale regime alimentare viene introdotto con gradualità e mantenuto per tutto il corso della vita dell'animale; eventualmente si somministreranno poi antiacidi per correggere l'iperacidità gastrica, vitamine del complesso B e steroidi anabolizzanti per sostenere l'emopoiesi, vitamina D (per compensare la mancata conversione della provitamina a livello renale) con lo scopo di consentire una corretta omeostasi del calcio.

Note:

Amiloidosi: accumulo di proteine insoubili (amiloide) in vari comparti organici, tale da comprometterne la funzionalità.
Anemia normocromica: riduzione del numero degli eritrociti per unità volumetrica di sangue, pur mantenedo normale il contenuto di emoglobina.
Calici renali: recessi in cui sboccano gli apici delle piramidi renali*
Corpuscolo renale: insieme di glomerulo e capsula renale.
Glomerulonefriti: flogosi renali coinvolgente le anse capillari del glomerulo renale, deputato alla filtrazione
Nefrone: è l'unità morfofunzionale del rene, costituita dal corpuscolo renale, tubuli contorti, ensa di Henle e tubulo collettore.
Pielonefrite: Infiammazione del tessuto e della pelvi* renale
Pelvi renale: espansione in cui si aprono i calici renali*
Piramidi renali: ammassi conici della midollare renale che contengono il complesso dei tubuli collettori renali.
 
indice

 

La torsione gastrica

Uno dei problemi di maggior urgenza nei cani é la torsione dello stomaco che a volte può manifestarsi anche come semplice dilatazione acuta, è una patologia grave che può portare il nostro amico a morte in breve tempo.
La terapia è sempre d'urgenza ed è chirurgica.
La patogenesi è ancora da approfondire ma pare ci siano predisposizioni di razza, taglia ed età ed una serie di cofattori:

- la conformazione anatomica
- la lassità dei legamenti epatogastrici ed epatoduodenali,
- la composizione della dieta,
- il movimento dopo i pasti,
- pasti voluminosi,
- l' aerofagia,
- nervosismo e stress
- difetti dei meccanismi di eruttazione o vomito,
- anomalie dell' attività mioelettrica dello stomaco
- i livelli di gastrina
- la motilità esofagea

La sindrome normalmente inizia con un accumulo di gas, liquidi e alimento ingerito associato ad una ostruzione meccanica o funzionale del piloro e della giunzione gastroesofagea.
Il gas responsabile della dilatazione ha una composizione simile all'aria e ciò conferma l' idea che la maggior parte del gas sia dovuto ad aria ingurgitata durante l'atto del bere e del mangiare; la quantità di aria aumenta notevolmente quando l'animale mangia velocemente o inghiotte i liquidi. I cani normali eliminano l'aria attraverso l'eruttazione. Una piccola percentuale di gas (10%) è prodotta anche dalla fermentazione batterica del cibo ingerito. Nello stomaco normale vuoto il gas non viene prodotto, dato che i batteri non sono praticamente presenti. Durante il pasto il numero di tali batteri aumenta enormemente provenendo dal cavo orale e dal cibo. 
La grave dilatazione gastrica può danneggiare lo stomaco in modo da provocare la riduzione della secrezione acida e ciò può predisporre a ricadute.
Il gas può essere formato anche dalla interazione tra acido cloridrico e secrezioni contenenti bicarbonato come la saliva.
Se l'intervento chirurgico non viene effettuato al più presto le lesioni sia vascolari che tissutali sono tali da portare a morte l'animale in breve tempo. La morte è atroce per cui quando si riesce a vedere un cane con lo stomaco eccessivamente dilatato e che ha strani comportamenti, bisogna correre dal veterinario e risolvere la situazione.
L'intervento consiste nell'aprire l'addome e riposizionare lo stomaco nella sua posizione naturale previo svuotamento del gas e fissazione dell'organo alla parete addominale. 
 indice

 

Gravidanza isterica

La gravidanza isterica o pseudociesi o lattazione isterica, non deve essere considerata un evento patologico ma fisiologico. Nei gruppi di canidi selvatici (iene e licaoni, per esempio) si assiste ad un interessante fenomeno: all’epoca dei calori si accoppiano e si riproducono solo le femmine di grado elevato nella linea gerarchica le quali sono anche quelle deputate, nel branco, a procacciare il cibo. Le altre femmine del gruppo si sincronizzano sul calore ed a circa quaranta giorni producono latte che viene assunto dai cuccioli delle femmine dominanti durante l’assenza per le battute di caccia. Si assiste così ad un vero e proprio fenomeno di "adozione dei cuccioli da parte di balie".
Anche nelle cagne domestiche si verifica un fenomeno analogo a meno che non vengano sterilizzate con asportazione delle ovaie (ovarioisterectomizzate) e i "sintomi" delle femmine che presentano una pseudogravidanza sono vari e tendenti a simulare i comportamenti della femmina nel post partum ed in allattamento. La cagna si comporta a tutti gli effetti come se avesse una cucciolata da accudire; la cagna provvederà allora a preparare il nido, tenderà a girare per casa con giocattoli e pupazzetti di peluche che simuleranno i cuccioli, soffrirà di inappetenza o al contrario, di un appetito vorace (polifagia), potrà avere episodi di vomito e diarrea e soprattutto aumento del volume delle mammelle con produzione di latte. Questo fenomeno è legato ad un alta concentrazione nel sangue dell’ormone progesterone ed alcuni Autori riportano che questa condizione possa predisporre la cagna alla comparsa di tumori della mammella.
La terapia della pseudogravidanza si effettua in quei casi in cui si rischi una mastite o quelli nei quali il comportamento della cagna venga considerato ossessivo e quindi intollerabile. La terapia consiste sostanzialmente nell’uso di farmaci antiprolattinici, farmaci che antagonizzano l’ormone prolattina responsabile della produzione lattea. A questa terapia si può associare una terapia comportamentale: vanno infatti rimossi tutti gli oggetti che nell’animale risvegliano l’istinto materno e determinano un’accentuazione dell’impulso a coltivare le cure ai cuccioli finti, la cagna andrà portata fuori più volte al giorno per distrarla; si possono associare sedativi se l’animale si presenta agitato e spray o unguenti dal gusto sgradevole per evitare i fenomeni di autosuzione. Fra gli effetti collaterali dei farmaci antiprolattinici, il più importante è che possono indurre vomito.  
 indice

 

Panosteite dei cuccioli

Si tratta di un' affezione ossea, detta anche enostosi, che colpisce i cuccioli di grandi razze tra i 3 e i 12 mesi di età. In 2 casi su 3 l' animale colpito è un maschio.
La panosteite si manifesta con una zoppia che appare molto rapidamente e di difficile localizzazione. Gli arti anteriori sono quelli più frequentemente colpiti, ma 1 volta su 2 vengono successivamente coinvolti anche gli arti posteriori. Le crisi si esplicano con dolori alla palpazione degli arti e spesso anche con innalzamento della temperatura corporea, fino ad arrivare alla febbre. La malattia si evolve in 1-6 mesi, con crisi acute di qualche settimana, intervallate da periodi senza alcun sintomo. La prognosi di questa patologia è solitamente favorevole, aumentando via via il tempo che intercorre tra due manifestazioni di crisi.
Nelle radiografie delle ossa lunghe (soprattutto dell' omero), si osserva un aumento della densità ossea nella zona centrale dell' osso, il midollo; appaiono zone di opacificazione, senza contorni netti. Queste zone possono successivamente estendersi in modo progressivo e riempire la maggior parte della cavità midollare. La periferia dell' osso, la "corticale ossea" è talvolta ispessita a causa di una reazione del periostio, la cartilagine che protegge l'osso.
Questi segni appaiono 10-15 giorni dopo la comparsa dei primi sintomi clinici. Dopo la remissione dei sintomi, le lesioni si attenuano con l'età; ciononostante può accadere che le ossa colpite da questa patologia restino leggermente deformate.
Per l' insorgenza della patologia che stiamo esaminando, si evocano cause molto varie: allergie, infezioni, problemi ormonali (iperestrogenia), stress.... , però non si conosce ancora la causa esatta dell' apparizione della panosteite; il fatto che i cuccioli maschi di grande razza siano i più colpiti può far sorgere il ragionevole dubbio che esistano fattori genetici predisponenti. Dal punto di vista alimentare si è verificato come un sovradosaggio in energia, che provoca una crescita troppo rapida, e un elevato tenore di Calcio siano fattori predisponenti alla patologia in esame.
Non esiste una terapia specifica, ma nei cuccioli colpiti in modo grave, la somministrazione di antiinfiammatori può rivelarsi utile per ridurre il dolore durante le fasi acute. Va ricordato che questi medicinali, a lungo termine, possono causare demineralizzazione ossea e quindi il loro utilizzo dovrebbe essere ridotto a massimo 10-15 giorni. Inutile sembra essere la somministrazione di Vitamina C.
É importante controllare che l'apporto energetico della razione non sia eccessivo per i cuccioli, evitando inoltre qualsiasi integrazione in Calcio; è chiaro che l'esercizio fisico nei cani sofferenti di panosteite andrebbe ridotto.
Nella maggior parte dei casi, come già accennato in precedenza la, patologia si evolve spontaneamente verso la guarigione in tempi variabili dai 6 ai 18 mesi. 
    indice

La colite acuta del cane

L’infiammazione del colon è una delle cause più frequenti delle diarree del cane e si differenzia dalle diarree originate nel tenue sia per quanto riguarda la patogenesi che per la terapia.
Il grosso intestino ha il ruolo fondamentale di digestione e metabolismo delle fibre assunte con l’alimento, di conservazione di acqua, sodio e cloro, nonché nello stoccaggio dei prodotti intestinali di scarto che saranno poi emessi come feci.
La sintomatologia si caratterizza per le assenti o minime ripercussioni generali.
Si potranno osservare: TENESMO (necessità impellente di defecare, con spinte dolorose ed inefficaci), feci ricoperte di catarro mucoso, sangue color rosso vivo, eventualmente vomito riflesso.
L’iter diagnostico prevede l’indispensabile visita clinica e una serie di esami complementari di conferma:
L’esame parassitologico, mediante coprosmicroscopia, sia a fresco che mediante flottazione(1), così da escludere la presenza di tricocefali,coccidi, amebe o giardia(2).
Un’esplorazione rettale per escludere fistole, ossa o vulneranti in genere.
Un eventuale esame radiografico, in bianco o contrastato(3) per escludere eventuali corpi estranei.
Una coprocultura per escludere infezioni batteriche occulte.  
 indice

Il trattamento sarà essenzialmente sintomatico:

1) Se la causa probabile è stata stimata essere un’indiscrezione alimentare, si tornerà all’alimentazione precedente la sintomatologia;
2) Sospensione dell’alimentazione per 24 ore, seguita da un ritorno ad una razione di cibo leggero (riso molto cotto, pollo, crusca di frumento) somministrata in 3-4 pasti al giorno per almeno una settimana, riducendo poi fino ad una-due somministrazioni giornaliere;
3) Carbone vegetale - Integratore di fosforo per via orale;
4) Diosmectite (una bustina per un cane di 20 kg. Per 3-4 volte al giorno, per 3-4 giorni);
5) Modificatori del transito intestinale: Loperamide 0.1 - 0.2 mg./kg per OS(4) ogni 8/12 ore;
6) Antibatterici: metronidazolo (10-50 mg/kg. Per OS ogni 8-12 ore), tilosina (7-15 mg/kg per OS ogni 8 ore).
7) Antiparassitari: Fenbendazolo 20-50 mg/kg per OS ogni 24 ore per 5 giorni. 
1) Esame parassitologico per Flottazione: esame che prevede la copromicrosopia di un campione di feci, dopo che questi sia stato disciolto in una soluzione sovrasatura di cloruro di sodio o solfato di zinco, cosicchè eventuali uova di parassiti, più leggere delle restanti frazioni aderiscano ad un vetrino posto sopra il contenitore della soluzione stessa.
2) Giardia: Attenzione al potenziale Zoonosico di questo microorganismo, chiamato in causa nelle dissenterie infantili o di quei soggetti immunodepressi.
3) Radiografia con mezzo Contrasto: radiogrammi scattati dopo somministrazione di un mezzo opaco (solfato di bario) che evidenzi parti normalmente radiotrasparenti.
4) OS = per via orale 

fonti varie dal web.  indice

 

 

 

Home | Chi siamo | Lettera ai soci | Consigli utili | come aiutarci | Canili locali | La legge | Il medico | Malattie | Notizie varie | Nuova pagina 1 | Offro cerco ospitalità | Trovati e Persi | Spot e locandine | La tua voce | Link utili

Ultimo aggiornamento:  11-12-07